Passaggio generazionale: quando le imprese rischiano di più

Tra eredi poco motivati e fondatori irriducibili, molte aziende italiane rischiano di vacillare nel delicato momento del "passaggio del testimone"

L’azienda di famiglia può diventare una “condanna”. L’attività che i padri o i nonni hanno messo su con tanta fatica può, infatti, segnare un percorso obbligato per figli e nipoti che vorrebbero, invece, fare tutt’altro. Quella del “passaggio generazionale” è dunque una questione delicata, a cui Confindustria Benevento ha scelto di dedicare un convegno, nel tentativo di individuare soluzioni efficaci che garantiscano (in primis) la sopravvivenza dell’impresa.


passaggio generazionale

image by Jinga

Di padre in figlio: cosa succede nelle aziende

Stando ai dati diffusi durante il convegno, il 92% delle aziende presenti in Italia è a conduzione familiare. E il 60% di esse ha un over 60enne al comando. Cosa vuol dire? Che nel medio e breve termine, molte imprese italiane dovranno fare i conti con un “passaggio del testimone” che potrebbe creare qualche problema. Tanto nel caso in cui a subentrare sia un erede del “capo”, quanto in quello in cui a “prendere le redini” sia un “estraneo”. E bisogna fare i conti col fatto che molti imprenditori che hanno avviato la loro azienda faticano ad accettare l’idea di doversi fare da parte, mentre il 70% , quando matura la difficile decisione, dichiara di voler rimettere il proprio “impero” nelle mani di un parente. Ma c’è di più: delle imprese familiari, circa la metà sopravvive alla seconda generazione e solo il 15% alla terza. A testimonianza di quanto detto finora: il passaggio generazionale può rappresentare il momento più delicato nella vita di un’impresa che deve essere pronta ad affrontare, in maniera efficace, questo “transito”. I rischi in agguato sono infatti tanti e possono degenerare in problemi di difficile soluzione. Si prenda il caso di un giovane “rampollo” a cui venga imposto di subentrare al “timone” dell’azienda di famiglia. Se il giovane in questione ha tutt’altre aspirazioni o, semplicemente, non se la sente di assumere il comando dell’impresa, il passaggio generazionale si tradurrà in una “forzatura” destinata a generare fallimenti. E ad alimentare la frustrazione di chi, magari, all’interno dell’azienda ha sempre dato prova di possedere spiccate doti dirigenziali, ma è stato scartato per il semplice fatto di non essere “uno di famiglia”. E si prenda il caso di un anziano imprenditore che non dimostri, invece, alcuna intenzione di andare in pensione. Convinto magari che gli eredi non siano in grado di svolgere altrettanto bene il suo lavoro. Il rischio, in questo caso, è che figli e nipoti – che vorrebbero subentrare alla guida – si stanchino di aspettare e decidano (nella peggiore delle ipotesi) di ingaggiare guerre legali con l’inamovibile fondatore.

Pianificare è meglio che chiudere

“La pianificazione ereditaria è una attività fondamentale per il passaggio generazionale dell’impresa – ha spiegato Emiliano Marchisio, docente dell’Università Giustino Fortunato di Benevento – ed ometterla può rappresentare un grave errore, perché senza pianificazione la successione conduce spesso a liti, costi, cause giudiziarie; perdita di valore dell’impresa; dissipazione di risorse patrimoniali e finanziarie. Non esiste una soluzione per ogni successione: ogni caso richiede una risposta disegnata sulle esigenze concrete dell’imprenditore, degli eredi e dell’impresa stessa. Quel che è sempre vero è che una attenta pianificazione ereditaria non è un costo ma un investimento”.

 




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