Passa il decreto sulla conciliazione: le strade per diventare Conciliatore Civile

Mediazione: cos’è e che possibilità apre.

Il 26 maggio 2010 è passato al Senato, in via definitiva, il decreto legislativo n. 1082-B che, tra le altre disposizione volte per la maggior parte alla semplificazione burocratica, delega il Governo all’introduzione in via definitiva della conciliazione civile e commerciale. Il Governo entro 6 mesi dovrà introdurre questa “nuova figura” negli iter burocratici in materia di mediazione civile e commerciale.

Di che cosa si tratta?

La definizione di conciliazione recita così: “La conciliazione è un mezzo non contenzioso di composizione delle controversie”. Nella pratica applicando queste nuove direttive parlamentari molte delle cause civili e commerciali potranno essere risolte senza ricorrere al giudice. Rivolgersi ad un conciliatore significa poter “mediare” la controversia trovando un accordo tra le parti. Ed è proprio questa la funzione principale di questa nuova figura: la mediazione. La sua funzione è quella infatti di accompagnare le parti verso una negoziazione “pacifica”.


La mediazione e la conciliazione sono originari deii Paesi anglosassoni in cui oramai è “usanza” trovare una soluzione delle controversie civili e commerciali alternativa al vero e proprio processo.
In Italia si sono fati dei tentativi in tal senso, soprattutto in materia di separazione dei coniugi, controversie di lavoro, contratti agrari e di locazione. La chiave di volta è stato però il Libro verde pubblicato nel 2002 dall’Unione Europea sui modi alternativi di risoluzione delle controversie in materia civile e commerciale, che ha messo in evidenza l’Adr (Alternative dispute resolution) come una priorità politica per l’Europa. In Italia, le regole che disciplinano queste procedure sono state sistematizzate con il decreto legislativo 28 del 14 marzo 2010.


Si tratta di una grandissima riforma del processo civile che andrà a semplificare molti degli iter burocratici che oggi durano anche anni. Inoltre la mediazione avrà un vasto ambito di materie e diventerà obbligatoria indipendentemente dal valore della controversia. A differenza degli arbitrati dove l’arbitro esprime un giudizio, la conciliazione tra le parti può terminare con un accordo oppure con un esito negativo.
Il conciliatore ha il compito di guidare le parti ed eventualmente formulare una proposta conciliativa che nulla ha a che vedere con una sentenza.  In conclusione il conciliatore non prende nessuna decisione né emette provvedimenti dotati di efficacia giuridica.



Quali sono le prospettive?


Non è questa la sede, a nostro avviso, per entrare, neppure tangenzialmente, in discorsi sugli sviluppi politici ed economici o di caste che questa riforma comporta. È invece opportuno riflettere sulla nuova figura professionale che di qui a qualche mese sarà la più richiesta presso aziende pubbliche e private: il conciliatore civile. È una nuova occasione per neolaureati, anche con laurea triennale, che vogliono intraprendere una professione nuova, al passo coi tempi e con possibilità di avere grandi soddisfazioni professionali e personali.
Cosa andrà a fare è stato già detto nel paragrafo precedente. Entriamo nel dettaglio invece di questo nuovo sbocco professionale.


Chi potrà diventare conciliatore civile?


I laureati in materie giuridiche ed economiche (anche con laurea triennale) nonché notai, ragionieri commercialisti e consulenti del lavoro iscritti all’albo.
Come si accede a questa professione?
Prima di tutto è necessario seguire un corso specifico che non dura più di 50 ore. È fondamentale che l’istituto che lo eroga risulti abilitato dal Ministero della Giustizia. L’elenco delle strutture accreditate è pubblicato sul sito del Ministero.
Al termine del corso verrà rilasciato un Attestato di Partecipazione e Superamento del Corso.
L’accettazione alle liste dei Conciliatori resta comunque a discrezione dell’Organismo al quale viene fatta la richiesta d’iscrizione.


Quali sono i reali sbocchi professio
nali?


  • Conciliatore presso gli Enti di Conciliazione al Ministero della Giustizia
  • Conciliatore presso le Camere di Commercio
  • Conciliatore presso Associazioni di categoria e Sindacati
  • Inserimento presso Camere di Conciliazione in ambito Bancario o presso studi professionali
  • Inserimento nel settore delle Telecomunicazioni o all’interno di holding e multinazionali.

La rete è piena di annunci e pubblicità di corsi per diventare conciliatori abilitati quindi, non potendo fare un elenco completo in questa sede, non ci è sembrato corretto citarne alcuno.  Vorremmo però segnalare che, oltre ai corsi privati, esistono molte istituzioni pubbliche che stanno organizzando dei corsi il cui costo è sicuramente più accessibile.

 




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