Partite Iva: i quattro pilastri dell’Another Act

Lavoratori autonomi e non garantiti, collaboratori e titolari di Partite Iva lanciano l’Another Act: un esercito di quasi 3,4 milioni di persone che, vistesi non tutelate dal recente Jobs Act, rivendicano pari diritti attraverso la proposta di un provvedimento parallelo, l’Another Act, portavoce del quale è l’Associazione Alta Partecipazione. Un patto tra il sistema produttivo e la collettività affinché, come affermano i promotori, “a maggiori benefici per le imprese corrisponda una maggiore responsabilità nei confronti della comunità che li mette a disposizione”.L’iniziativa prevede quattro strumenti-chiave per tutelare i milioni di lavoratori, per la maggior parte giovani, che allo stato attuale risultano sottopagati, sfruttati e senza tutele. Presentato anche un piano dei costi e delle possibili coperture finanziare per l’effettiva realizzazione delle proposte.


Il Contratto d’Inclusione.

Dedicato a giovani, precari, svantaggiati e over 50, mira a ridurre la precarietà e a favorire programmazioni occupazionali di breve-medio periodo, riconoscendo alle imprese che rispetteranno il patto, una riduzione del costo del lavoro fino a sei anni. Prevede una prima fase nella quale il contratto è a termine, senza causali e può durare fino a tre anni. In una seconda fase è prevista la stabilizzazione, con incentivi per le imprese che offriranno l’occupazione stabile. In questo modo si sostituiscono tutte le forme di lavoro atipico (tranne quelle necessarie e regolate dalla contrattazione collettiva), il tempo determinato riacquista il proprio significato originario e si riequilibra l’apprendistato, spostando il peso degli incentivi nella fase di assunzione stabile.

L’Indennità di disoccupazione universale.

Una sorta di assicurazione sociale universale, per sopperire alle difficoltà del lavoro discontinuo: la Mini-Aspi verrebbe estesa anche ai parasubordinati, tramite un fondo a capienza con il contributo dei committenti. Una tantum per le partite iva con gestione separata Inps e fondo mutualistico volontario (agevolato da deduzioni fiscali) per gli autonomi individuali.

L’Equo compenso.

La ratio del provvedimento mira a combattere i ricatti e lo sfruttamento talvolta subiti da chi non ha un contratto di lavoro dipendente. Il lavoro intellettuale, come quello di formazione e alta competenza nonché il parasubordinato devono poter godere di compensi non inferiori a quelli stabiliti dai CCNL per pari professionalità.

Il Servizio per il Lavoro.

Una novità, sulla scia del servizio civile volontario, che si propone di favorire l’inserimento lavorativo dei giovani e l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Aree d’intervento mirate e scelte sulla base delle esigenze regionali, settori specifici quali quello della ricerca, dell’innovazione, della green economy, per i giovani tra i 18 e i 29 anni o fino ai 35 se disoccupati da più di sei mesi. Il Servizio del Lavoro ha una durata di 12 mesi (non ripetibile), per un totale di 1400 ore e un rimborso mensile di 500 euro, oltre ad alcune tutele sociali.



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