Parla male dell’azienda e viene licenziata: è successo a Nichelino

Uno scarafaggio su un piatto e un post su facebook sono costati cari alla signora Ciampa. Che adesso ha presentato ricorso al Tribunale del Lavoro

Il caso della signora Daniela Ciampa ha fatto molto discutere. All’ex dipendente di Euroristorazione – la ditta incaricata di rifornire le mense scolastiche di Nichelino (in provincia di Torino) – è costato caro un post pubblicato su facebook. La signora Ciampa è stata, infatti, licenziata perché avrebbe screditato la sua azienda, condividendo (e commentando) il messaggio di un genitore che aveva denunciato la presenza di uno scarafaggio nella purea propinata ai bambini. Il sostegno manifestato dall’addetta di Euroristorazione ha fatto infuriare il suo capo, che ha alla fine deciso di allontanarla.


Ma la signora Ciampa non ci sta: “Non ho commentato da dipendente, ma da madre ha spiegato – Mio figlio va a scuola a Nichelino e io pago il servizio”. “Nel post, avevo scritto che neanche a me sarebbe piaciuto mangiare un piatto di polenta con uno scarafaggio – ha continuato la dipendente licenziata – Non ho citato l’Euroristorazione e francamente, visto che il mio profilo ha tutte le restrizioni sulla privacy, non capisco come abbiano fatto a leggere un mio post”. Da qui la scelta di rivolgersi a un legale per presentare un ricorso al Tribunale del Lavoro. Una “mossa” che ha già incassato la solidarietà della Rete (su Internet sono state aperte le petizioni “Firmiamo.it” e “Io sto con Daniela”) e quella di alcuni politici che hanno voluto “metterci il cappello”. Tra i primi, il segretario provinciale del Pd, Fabrizio Morra, che ha definito il licenziamento della donna una misura sproporzionataE che, insieme ad altri colleghi, ha invocato l’intervento del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che sull’argomento potrebbe esprimersi già oggi.

Ma la ditta di ristorazione ha fatto bene ad allontanare la dipendente “criticona”? La questione non è così facile come potrebbe sembrare. Il dipendente che parla male della propria azienda e finisce per screditarne l’operato non agisce, infatti, in maniera deontologicamente corretta. E soprattutto, mette a repentaglio il rapporto di fiducia col proprio datore di lavoro. Ma ogni caso va esaminato singolarmente: un infermiere che critica pesantemente la struttura in cui lavora, denunciandone la scarsa professionalità dei medici o la mancanza degli standard minimi di igiene, può arrecare un danno (anche di immagine) ingente e può, quindi, essere comprensibilmente allontanato. Per quanto – è bene precisarlo – ogni dipendente, ancor prima di essere un lavoratore è un cittadino che, quando ravvisa che qualcosa non va, ha tutto il diritto di denunciarlo. Ma nelle giuste sedi e secondo metodologie che lo mettono a riparo da eventuali recriminazioni.

 




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