Ore lavorate in Europa: Grecia in testa, Germania in coda

Lo studio dell'OECD dimostra - una volta di più - che a determinare la ricchezza degli Stati non è la quantità del lavoro, ma la qualità

Cosa sono le ore lavorate? Le ore che ogni singola risorsa destina effettivamente al lavoro che gli viene assegnato e per cui viene pagata. Il calcolo delle ore lavorate – che contempla anche le ore dedicate ad eventuali riparazioni o manutenzioni, alla preparazione degli attrezzi di lavoro o alla compilazione di ricevute, fatture, relazioni ecc… – è dunque assai importante ai fini retributivi. Chi più lavora, più guadagna. Ma attenzione: a differenza di quanto si possa immaginare, i Paesi in cui si registrano i numeri più alti di ore lavorate non sono quelli in cui si produce di più. A documentarlo è un report dell’OECD, che ha evidenziato come i lavoratori tedeschi trascorrano in azienda ben meno tempo di quanto non facciano i greci. Che – come è noto – versano però in condizioni economiche più difficili dei colleghi teutonici. Cerchiamo di capire il perché.


I dati dell’OECD

Lo studio dell’OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development), relativo al 2016, ha passato in rassegna le ore lavorate in quasi tutti i Paesi europei. La classifica che ne è venuta fuori ha ribaltato ogni pronostico, relegando la Germania in fondo e piazzando la Grecia in testa a tutti. In pratica, stando a quanto documentato dall’organizzazione internazionale, i lavoratori greci sono quelli che, in tutto il Vecchio Continente, trascorrono più tempo a lavorare; mentre i tedeschi sono quelli che ne trascorrono di meno. Ecco i dati resi noti dall’OECD:

  1. Grecia: 39 ore lavorate a settimana
  2. Polonia e Lettonia: 37 ore lavorate a settimana
  3. Lituania, Estonia, Irlanda: 36 ore lavorate a settimana
  4. Portogallo: 35 ore lavorate a settimana
  5. Ungheria, Repubblica Ceca: 34 ore lavorate a settimana
  6. Italia, Slovacchia, Spagna: 33 ore lavorate a settimana
  7. Slovenia, Finlandia, Regno Unito: 32 ore lavorate a settimana
  8. Austria, Svezia: 31 ore lavorate a settimana
  9. Svizzera, Belgio: 30 ore lavorate a settimana
  10. Francia: 28 ore lavorate a settimana
  11. Norvegia, Paesi Bassi, Danimarca: 27 ore lavorate a settimana
  12. Germania: 26 ore lavorate a settimana

Quantità e qualità del lavoro

A sorprendere è il fatto che i Paesi che vantano i tassi di produttività più elevati (come la Germania appunto) siano anche quelli con il numero di ore lavorate più basso. Com’è possibile? La fotografia scattata dall’OECD fornisce il pretesto per chiarire – una volta per tutte – che la quantità del tempo trascorso in azienda a lavorare non è, di per sé, garanzia di efficienza e di produttività. Che sono, invece, strettamente connesse alla qualità della prestazione lavorativa. I governanti si convincano che non è costringendo i cittadini a rimanere in azienda per 8 o più ore che riusciranno a risalire la china. Chi ambisce a crescere deve investire sulla qualità del lavoro e dotarsi di quegli strumenti che gli consentiranno di competere con chi si è già attrezzato da tempo.

Lo studio dell’OECD ha, inoltre, evidenziato che i Paesi dove si contano meno ore lavorate (ma si produce di più) sono quelli in cui l’istituto del part-time ha riscosso maggior successo. In questi Paesi, in pratica, il lavoro viene spalmato su più persone, che restano mediamente in azienda per un lasso di tempo ridotto. Il che risulta possibile perché stiamo parlando di Stati – come quello guidato da Frau Merkel – il cui alto tasso di produttività permette di remunerare, in maniera decorosa, anche chi sceglie di andare in ufficio per 4 ore al giorno. Detta in soldoni: in Germania (e non solo) lavorano più persone, che lavorano meno ore.




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