Orario di lavoro: medici e infermieri dovranno ridurlo

L'idea non piace troppo al Governo che starebbe pensando alla possibilità di derogare la normativa europea

Dal prossimo 25 novembre, l’Italia dovrà allinearsi alle direttive europee in materia di orario di lavoro nel settore della sanità. In pratica: medici e infermieri dovranno lavorare di meno di quanto non facciano attualmente, se non vorranno incappare in sanzioni più o meno pesanti.


Nel dettaglio: i nuovi “paletti” fissati da Bruxelles (che in realtà segnano un ritorno ai regimi precedentemente vigenti) prevedono che non si possa lavorare più di 48 ore in 7 giorni, straordinari inclusi. E che, dopo 24 ore di lavoro, debbano scattare di diritto 11 ore di riposo. Chi non lo farà rischierà sanzioni dai 200 ai 10 mila euro, nel caso di sforamento delle 48 ore settimanali, e dai 100 ai 3 mila euro, nel caso di mancato riposo. E se la disposizione appare più che condivisibile per molti aspetti (primo tra tutti, quello che riguarda la “messa in sicurezza” di una professione delicata come quella del medico in cui l’affaticamento può causare danni irrimediabili), non si può però trascurare che la stessa disposizione rischia di compromettere ulteriormente il sistema sanitario italiano. Perché? Con il nuovo orario di lavoro, per garantire le stesse prestazioni sanitarie, occorrerà ricorrere a nuove risorse. In pratica: se i medici e gli infermieri dovranno lavorare di meno, per evitare che a pagarne il prezzo siano i pazienti, bisognerà assumere qualcun’altro.

Uno scenario che preoccupa oltremodo le Regioni (soprattutto quelle in cui la Sanità risulta “in profondo rosso”) e il Governo che starebbe pensando alla possibilità di una deroga. Ovvero di “scansare” la normativa europea con una nuova legge ad hoc. Se ne è parlato ieri all’Aran (Agenzia per la Rappresentanza negoziale delle Pubbliche amministrazioni), ma l’incontro non ha sortito alcun risultato. Il tavolo rimane aperto, ma la posizione di associazioni e sindacati di settore – che hanno scandito un fermo no alla possibilità di una deroga – appare inamovibile. “Non è pensabile che un sistema crolli perché si torna alla legittimità”, ha dichiarato Costantino Troise dell’Associazione medici e dirigenti della Sanità. Mentre Massimo Cozza della Fp-Cgil Medici ha osservato: “I riposi in sanità sono fondamentali. Chi vorrebbe farsi operare da un chirurgo stanco?”.

 




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