Open data: un affare per l’Europa

Secondo la Capgemini Consulting, la diffusione e la condivisione di dati pubblici potrebbero far risparmiare molto e far crescere la qualità dei nostri servizi

Quello degli open data è un mercato che potrebbe riservare grandi soddisfazioni al Vecchio Continente. Stando ai risultati di due studi condotti dalla Capgemini Consulting, su commissione dell’Unione europea, la trasparenza dei dati raccolti dagli enti pubblici potrebbe, infatti, generare un giro di affari di 325 miliardi di euro nei prossimi 5 anni.


Una vera e propria fortuna che, secondo le previsioni degli studiosi, potrebbe portare alla creazione di molti nuovi posti di lavoro, alla diminuzione dei costi energetici (che potrebbero calare del 16%), alla crescita dell’efficienza dei servizi e al risparmio, per la Pubblica amministrazione, di ben 1,7 miliardi di euro. Una somma non proprio esigua che potrebbe essere investita in settori strategici delle economie europee. E non è che l’inizio: i tecnici della Capgemini hanno stimato che, da qui al 2020, il mercato degli open data potrebbe far registrare, nel solo settore privato, 100 mila assunzioni in più di cui 18 mila nella sola Germania. Ma allettanti prospettive si aprirebbero anche nel Regno Unito (dove si prevedono 16 mila nuovi posti di lavoro), in Francia (12 mila) e in Italia (quasi 9 mila).

Da qui l’idea di mettere su un grande portale europeo – l’European Open Data Portal – momentaneamente disponibile in versione beta (non definitiva, ma già testata) sviluppato per raccogliere tutti i dati pubblici dei 28 Paesi Ue e dell’Islanda, del Liechtenstein, della Norvegia e della Svizzera e per metterli a disposizione di chiunque voglia avanzare un progetto. I dati, suddivisi in 13 categorie – dall’istruzione alla giustizia, dai trasporti alla salute, dall’energia all’ambiente, solo per citarne alcune – sono consultabili in lingua inglese, francese e tedesca.

 




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