Odiare il proprio lavoro: cambiare o no?

Quando si inizia ad odiare il proprio lavoro, forse è meglio cambiare, ma prima è meglio verificare molto bene.

Si sa, ci sono giorni belli e giorni brutti al lavoro, quelli belli passano sempre troppo in fretta, quelli brutti non finiscono mai. A volte però i giorni no diventano molti e tutti in fila, e magari per ragioni che non sono strettamente legate al lavoro stesso. In questo caso si può parlare di infelicità sul lavoro, ovvero una condizione che pesa fortemente su tutto ciò che si fa, non solo sul luogo di lavoro, ma anche a casa. Perché, se quel che si deve fare lo si fa controvoglia, tutti i giorni, è ovvio che quel peso molto probabilmente inciderà nella sfera privata. Cosa fare quindi?


Come accorgersi che si è infelici al lavoro

Tecnicamente non è difficile: se per un periodo di tempo prolungato tutto quello che devi fare non ti va mai bene, se lo fai senza nessuna passione e volontà, trascuri sempre i particolari, non ti va mai di parlare con nessuno  se non quando è necessario, allora è possibile che sia il lavoro stesso a non piacerti più. Ti sei stufato insomma. Non fa più per te e c’è bisogno di un cambiamento. Cambiare lavoro però, sempre ammesso che ci si riesca, non implica il ritorno automatico alla felicità, anzi, potrebbe pure peggiorare le cose. Come fare allora?

Rincorrere la felicità

La felicità è qualcosa che spesso va rincorsa. Un forte cambiamento può essere quello che ci vuole, ma bisogna capire qual è il cambiamento che serve e qual è quello possibile. Non tutto quel che si vorrebbe fare è possibile, però una scossa si rende necessaria. Si può quindi provare a cambiare radicalmente abitudini, sia a casa che sul lavoro: svegliarsi ad un orario diverso, modificare la routine quotidiana consistentemente. Se è possibile provare andare a lavorare con i mezzi piuttosto che con l’auto (o il contrario), anche perché si sa, la guida alla mattina nel traffico della città innervosisce molto.

Sul lavoro si può provare a modificare le proprie abitudini cercando di fare amicizia con persone nuove, cambiando giro, modificando gli orari delle pause per quanto possibile, affrontando le incombenze in modo diverso e più positivo. In questo modo è possibile capire se è proprio il lavoro ad aver stufato o più semplicemente tutta una serie di abitudini ripercorse ogni giorno nello stesso modo automaticamente e che ha finito per pesare sulla tua psicologia di persona prima ancora che di lavoratore.

Bisogna sforzarsi

Tutto questo però, certo non avviene da solo, c’è bisogno di sforzarsi. E’ necessario adottare un atteggiamento più positivo verso tutto ciò che si fa durante la giornata che, tra l’altro, può a volte essere variata da iniziative social come aperitivi o cene. Va detto che adottare un atteggiamento positivo quando non ce la si fa più non è per niente facile e proprio lì, infatti, sta lo sforzo maggiore. Non facendolo però resta una sola via percorribile, quella di cambiare lavoro. Ma a quale prezzo?

Cambiare lavoro non significa essere più felici

Questo perché, fondamentalmente, significa ricominciare tutto da capo. Nuove mansioni, nuovi colleghi, nuovi responsabili, nuove abitudini da imparare e rispettare. Una cosa certo non semplice, anche perché un cambiamento in positivo lo si ha solitamente se se ne ha il controllo, ma se è imposto da condizioni esterne è tutto da vedere che la modifica dell’intera vita quotidiana porti automaticamente dei benefici. E’ proprio per questo che, capire se è proprio il tuo lavoro ad averti stancato irrimediabilmente, o si tratta solamente di apportare dei cambiamenti ad abitudini così radicate che sono ormai diventate pesanti da sopportare. Infatti, dato che queste abitudini sono prevalentemente concentrate sul lavoro, la tendenza è quella di dare la colpa proprio a questo.

Non c’è niente da fare bisogna cambiare tutto

Fatta una tale verifica e scoperto che, pur cambiando significativamente la routine quotidiana la cosa continua a pesarti in maniera insopportabile, allora si può pensare che sia effettivamente tutto l’ambiente e quel che viene fatto al suo interno ad essere ormai in un irrimediabile conflitto con il tuo io.

A questo punto, dopo averci pensato bene, ma molto bene, forse è meglio tentare un salto a piè pari e cambiare mestiere, cosa non facile come abbiamo appena visto.  Ci vuole molto coraggio a cambiare tutto e, se già la tua condizione non è quella ottimale perché odiavi il tuo lavoro, devi pensare che cambiarlo partendo da una condizione che è, sia di insicurezza che di stanchezza mentale.

Per questo c’è da pensarci molto bene prima di buttarsi. Alla fine però, questa è una condizione che quotidianamente vivono migliaia di persone, e se ce la fanno loro, perché non dovresti farcela tu? L’importante è sapere cosa si sta facendo (non cambiando lavoro a caso, tanto perché ormai si è convinti che bisogna cambiarlo) e cercare di farlo nel migliore dei modi.

Come? Ad esempio valutando bene le proposte di lavoro e trovare quella più adatta, ma che possibilmente non sia troppo simile a quella attuale, altrimenti il rischio è quello di ritrovarsi a fare le stesse odiate cose da un’altra parte. Poi, scandendo bene i tempi del cambiamento, accertandosi che non vi siano conflitti temporali tra le dimissioni e l’assunzione nella nuova ditta. In ultimo ma non per ultimo, affrontando il tutto con un atteggiamento che sia il più positivo possibile con l’entusiasmo con il quale da giovani si “assale” il primo lavoro, cercando comunque di non strafare per non rischiare figuracce.

L’idea è quella di tuffarsi in un mondo nuovo, capirlo, comprenderlo in ogni suo aspetto e poi, con la pazienza e col tempo, padroneggiarlo in ogni sua parte. Fondamentalmente come hai fatto per il lavoro precedente che hai finito purtroppo per odiare. Non è facile, ma non è impossibile, l’importante è impegnarsi a fondo per riuscirci bene e con l’approvazione dei nuovi colleghi, i quali sicuramente non faranno mancare il loro appoggio.



CATEGORIES
Share This