OCSE, in Italia bassa occupazione femminile

L’OCSE conferma quanto si va dicendo nel nostro Paese da molto tempo, ossia che sono poche le donne che ancora oggi lavorano, solo il 48% contro una media OCSE del 59%. Ben undici punti sotto la media, che pongono la condizione femminile lavorativa in Italia in uno stato di grave inferiorità, dettata da alcune condizioni strutturali del nostro mercato del lavoro.

Più che altrove, in Italia, infatti, è difficile conciliare famiglia e lavoro, dato che sono poche le imprese che offrono un orario di lavoro che permetta alla donna di potere occuparsi anche della famiglia, per l’esattezza meno della metà delle aziende con più di dieci dipendenti e circa il 60% dei lavoratori non ha la possibilità di modificare o controllare il proprio orario di lavoro.

C’è poi la questione spinosa della fertilità, in calo specie nelle giovani coppie. Tra le donne italiane nate nel 1965, sono il 24% quelle senza figli, contro appena il 10% di quelle francesi. Un dato spaventosamente alto, che pone problemi non solo di natura strettamente lavorativa, ma preclude la possibilità che l’Italia possa avere un futuro.

Anche per questa ragione, gli ultimi dati dell’OCSE pongono all’opinione pubblica l’urgenza nell’affrontare in modo definitivo il rapporto tra famiglia e lavoro e la figura della donna nel contesto lavorativo.

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