Occupazione giovanile e lo squilibrio con gli anziani in Italia

Gli ultimi dati sul tasso di disoccupazione giovanile ci pongono ai vertici della classifica europea, con il 29% di giovani che non trovano lavoro, contro una media Ue del 19%.

Lo squilibrio tra i giovani e la generazione dei loro padri diventa sempre più evidente ed eclatante. I salari reali di ingresso dei giovani italiani sono più bassi di quelli degli anni ’80 e il posto di lavoro è nel 40% dei casi precario, con contratti a progetto, a partita iva e a tempo determinato.

Ciò spinge sempre meno giovani a formarsi, a causa dei livelli inadeguati di retribuzione e sempre meno imprese a investire sulla formazione, in quanto i contratti a tempo determinato non garantiscono una stabilità nel rapporto tra lavoratore e azienda.

I lavoratori più anziani, invece, hanno stipendi più alti, posti di lavoro inamovibili, con protezioni che non hanno uguali forse in Europa, certamente un abisso con l’instabilità del posto dei più giovani.

Italia e Germania, ad esempio,sono tra i Paesi UE con maggiore rigidità nel mondo del lavoro e la conseguenza si nota in salari molto al di sotto della produttività per i più giovani, oltre al fatto che, rispetto alla Gran Bretagna, dove c’è molta flessibilità, il picco salariale si raggiunge una decina di anni dopo: tra i 50 e i 55 anni in Germania e i 42-43 anni in Gran Bretagna.
Come dire, che più alta è la rigidità, più forti sono le differenze tra lavoratori iper-garantiti e lavoratori più giovani.

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