Occupazione e sviluppo in Italia con “l’impresa sociale”

C’è un settore in Italia che contrariamente al trend occupazionale della crisi economica è in continuo sviluppo e dà lavoro ai giovani. Stiamo parlando dell’impresa sociale che crea un positivo saldo occupazionale. A conferma di quanto appena detto basta consultare i dati ‘Vita’: oltre 750mila dipendenti e vede coinvolte più di 85 mila aziende. Tra le categorie a cui si rivolge spiccano: i minori (3.775), le famiglie (2.281) e gli anziani (1.566) mentre sono cinque i maggiori settori d’attività: educazione e istruzione, assistenza sociale, assistenza socio-sanitaria, assistenza sanitaria e tutela ambientale.


L’impresa sociale è particolarmente vantaggiosa per le fasce più deboli della popolazione, in particolare giovani e donne. Di questo se è parlato a Milano in occasione del 7° forum Cultura d’Impresa de Il Sole 24 Ore. Il tema di quest’anno è stato appunto dedicato alle “Le risorse per rilanciare la crescita: leadership, restart e diversity”.

Analizzando quello che è successo al convegno Enzo Manes, presidente della Fondazione Dynamo intervistato sul magazine l’Impresa: considera l’impresa sociale come un valido supporto per operare nel contesto economico e ambientale allo scopo di migliorare la collettività e far lavorare le persone fruendo del capitale umano e intellettuale piuttosto che disperderlo.

Manes sottolinea l’importanza nel dare valore all’impresa sociale, e che deve essere preso in considerazione anche dalle Autorità che dovranno sforzarsi nell’offrire assistenza a chi ha intenzione di creare un’organizzazione sociale. Secondo Manes significherebbe istituire una sorta di tassa ad hoc sulle rendite finanziarie che secondo i dati di Banca d’Italia ammontano a 3,3 miliardi di euro e con il pagamento dell’ipotetica tassa all’1% ci sarebbero a disposizione 30 miliardi da investire nel lancio di imprese sociali che potrebbero dare occupazione a un milione di persone.




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