Occupazione, cresce più al Sud e tra i dipendenti

Sale il Pil e il tasso di occupazione, soprattutto nei territori meno fortunati. Ma anche il numero dei disoccupati non accenna a scendere

Il documento consegnato ieri dall’Istat sul mercato del lavoro fotografa una situazione che, per grandi linee, autorizza a essere più ottimisti. I dati, relativi al secondo trimestre dell’anno (aprile-giugno) riferiscono, infatti, di un aumento del Pil dello 0,3% (rispetto ai tre mesi precedenti) e di una crescita dell’occupazione, nel mese di luglio, pari all’1,1%. Cosa vuol dire concretamente? Che tra luglio 2014 e luglio 2015, 235 mila persone in più hanno trovato un lavoro. Ma non mancano neanche le notizie meno buone, come quelle che certificano un aumento dei disoccupati. Per questo, è bene muoversi con cautela tra le stime del report, cercando di cogliere al meglio il senso delle variazioni che – di trimestre in trimestre o di anno in anno – segnano cambiamenti più o meno incoraggianti.


Più ore lavorate e meno cassa integrazione

In generale, la rilevazione dell’Istat ha reso noto che, tra maggio e luglio, l’occupazione è cresciuta dello 0,3% rispetto all’anno precedente. Con segnali particolarmente positivi per il settore dei servizi (soprattutto quelli forniti al mercato interno) e delle costruzioni che, come è noto, ha sofferto particolarmente gli effetti della crisi. I cambiamenti più interessanti si sarebbero registrati tra i lavoratori dipendenti (sia a tempo indeterminato che determinato) del Sud, con aumenti che incoraggiano a pensare che qualcosa (lentamente) stia cambiando. Quanto al mondo delle imprese: nel trimestre preso in esame, le ore lavorate sono risultate in crescita dello 0,6% rispetto al trimestre precedente e dell’1,4% rispetto all’anno precedente, mentre in forte calo (-11,5% in un anno) è risultato il ricorso alla cassa integrazione. Ancora: le retribuzioni in salita dello 0,2% rispetto al primo trimestre dell’anno e dell’1,3% rispetto all’anno precedente hanno “vinto” i tassi dell’inflazione accrescendo (seppur di poco) il potere di acquisto dei lavoratori.

Ma aumentano anche i disoccupati

Fin qui i dati generali, ma cerchiamo di vedere più nel dettaglio come è cambiato il mercato nei tre mesi presi in esame dall’Istat. L’occupazione ha segnato un aumento dello 0,5% su base trimestrale e dello 0,8% su base annua, con risultati particolarmente positivi per i lavoratori dipendenti che sono cresciuti dello 0,8% (corrispondente a 137 mila unità) rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1,1% rispetto al secondo trimestre del 2014. Non è andata altrettanto bene ai lavoratori autonomi la cui quota è calata dello 0,6% (corrispondente a 35 mila unità) rispetto al primo trimestre dell’anno e dello 0,1% rispetto all’anno scorso. Per non parlare dei disoccupati che, in tre mesi, sono aumentati dell’1,1% mentre sono rimasti pressoché stabili rispetto al 2014. E gli inattivi? La buona notizia è che il loro numero è sceso dell’1,1%, rispetto all’anno precedente, nel Mezzogiorno (per effetto, soprattutto, del calo del numero degli scoraggiati), ma la cattiva notizia è che le ultime rilevazioni, relative al mese di luglio, hanno certificato un nuovo aumento. La situazione appare, insomma, così malferma che le stime risultano in costante oscillazione.

Il Sud resta indietro, ma cresce più degli altri

Focalizzando l’attenzione sul capitolo relativo all’occupazione, il dettagliato documento dell’Istat ha rilevato che, tra aprile e giugno, il tasso di occupazione nazionale si è attestato al 56,3% e ha segnato un aumento annuale dello 0,6% per gli uomini e dello 0,5% per le donne. Ma come è andata nelle varie parti del Paese? Il tasso più alto è quello rilevato al Nord (64,8%), in crescita dello 0,4% rispetto all’anno precedente, con un aumento dello 0,7% tra gli uomini e una stima rimasta invariata per le lavoratrici. A lavorare al Centro è, invece, il 61,3% degli aventi diritto, lo 0,4% in più rispetto al secondo trimestre del 2014. Ma, a sorpresa, il tasso è risultato in  calo dello 0,2% (su base annua) tra gli uomini e in forte espansione (+0,9%) tra le donne. E veniamo al paradosso del Sud che, se è vero che presenta il tasso di occupazione più contenuto (fermo al 42,6%), è altrettanto vero che vanta, però, la crescita tendenziale (ossia annuale) più gratificante, pari allo 0,9%. Con aumenti che hanno interessato più le donne la cui quota è salita dello 0,9% che gli uomini (+0,8%). Come dire che il Sud continua a rimanere indietro, ma sembra avere ingranato la marcia più veloce. Almeno per il momento.




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