Occupazione cresce, ma cala la qualità professionale

L'occupazione è in ripresa, ma la qualità professionale stenta: ecco una nuova analisi sugli ultimi dati sul lavoro.

Secondo quanto affermano ultimi dati Istat, in Italia cresce l’occupazione. Un dato accolto con enorme ottimismo, visto e considerato che il lavoro è uno degli elementi in grado di rappresentare la colonna fondamentale della crescita del Pil, ma che meriterebbe un maggiore approfondimento, al fine di non soffermarsi sul solo dato – pur positivo e di gradevole accoglimento – di sintesi.


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image by Racorn

A far le pulci al report Istat è stato il Corriere della Sera, che ha sottolineato come il Jobs Act di Matteo Renzi abbia sicuramente contribuito a ottenere questo risultato, rimuovendo le remore all’assunzione stabile che in passato potevano costituire un evidente disincentivo per i datori di lavoro. E così, l’aumento dei posti di lavoro nell’ultimo anno ha sostanzialmente dimezzato la perdita dei posti provocata dalla crisi del 2012, che ha riguardato quasi mezzo milione di persone: il saldo rispetto a tre anni fa è ancora negativo, ma oggi si è assottigliato a “soli” 205 mila occupati in meno.

Ad ogni modo, non tutto è oro quel che luccica e, dunque, non tutti gli elementi sopra accennati sembrano poter essere consultabili con positività. La crisi infatti non ha solamente determinato un peggioramento quantitativo dei posti di lavoro (basti considerare il gap appena accennato) quanto anche un deterioramento di natura qualitativa.

Leggendo il dossier Istat si legge dunque che il saldo occupazionale negativo è dovuto quasi interamente al lavoro autonomo, con una tenuta migliore di quello dipendente, e che il Centro Nord e il settore dei servizi terrebbero il passo meglio rispetto al settore manifatturiero e delle costruzioni. Aumentano inoltre i lavoratori a tempo parziale, mentre si riducono quelli a tempo pieno. La riduzione d’orario sembra essere figlia delle ragioni economiche delle aziende, piuttosto che per la volontà di conciliare casa e lavoro.

In aggiunta, si tenga conto come stanno aumentando i lavori a bassa qualificazione, e che le risorse con alta formazione hanno sempre meno spazio nel mercato occupazionale italiano. Insomma, l’occupazione cresce: ma quale tipo di occupazione?



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