Occupazione, contratti e retribuzioni: differenze tra i giovani italiani e giovani stranieri immigrati in Italia

Dai recenti dati Istat rielaborati dalla “Fondazione Leone Moressa”, si evidenzia che in Italia i giovani occupati stranieri sono 455 mila, il 14,2% di tutti gli occupati è tra i 15 e i 30 anni. I disoccupati sono invece poco meno di 100 mila ma in proporzione rappresentano l’11,8% di tutti i disoccupati di questa fascia di età. Da ciò si comprende che nel mercato del lavoro giovanile il peso degli occupati stranieri è superiore rispetto alla presenza di giovani stranieri tra le fila dei disoccupati.


Il tasso di occupazione per gli stranieri è del 44,5%, quello degli italiani è del 32,5%. Per quel che riguarda i tassi di attività gli stranieri registrano valori pari al 53,7% contro il 40,9%. Questo dato è deducibile dal fatto che molti giovani italiani in questa fascia di età sono ancora sui libri di scuola o all’università, mentre gli stranieri sono già nel mercato del lavoro.

Per quel che riguarda i disoccupati, il tasso giovanile straniero è più basso di quello italiano (17,2% contro 20,4%) . Per quanto riguarda lo status di disoccupato per un giovane italiano è più lungo rispetto a quello di uno straniero. Questo è dovuto a due motivi motivi: il primo perché nella giurisdizione italiana il permesso di soggiorno è legato ad un’occupazione regolare e quindi la mancanza di un lavoro può portare all’irregolarità di uno straniero; poi perché gli stranieri, rispetto agli italiani, non possono godere degli ammortizzatori sociali dati dalla famiglia e dalle reti parentali.

Ricordiamo che i giovani occupati stranieri provengono in prevalenza dai paesi dell’Est Europeo: il 31% dalla Romania, il 16,6% dall’Albania e il 3,5% dalla Moldavia. Il 6,1% è invece marocchino, il 3,3% filippino e appena il 3,1% è cinese. Rumeni e albanesi sono impiegati molto nel settore delle costruzioni, per cinesi e indiani il comparto prevalente è quello della manifattura. Per quel che riguarda le altre attività di servizi si osserva una maggiore vocazione tra i filippini, ucraini, moldavi e peruviani.

Ma quali sono le differenze per i giovani stranieri e i giovani italiani riguardo ai contratti di lavoro e le retribuzioni?

I giovani occupati stranieri sono inquadrati con contratti più stabili rispetto ai giovani italiani. La quota di lavoro atipico è del 26,6% per gli stranieri e del 33,4% per i giovani italiani. Anche tra i lavoratori dipendenti la quota di coloro che sono inquadrati con contratti a tempo indeterminato è più elevata tra gli stranieri che tra gli italiani (72,0% contro il 64,8%). I giovani stranieri, rispetto agli italiani, ricoprono meno posizioni da autonomo e collaboratore, facendo registrare una quota di dipendenti dell’88,7%. Un giovane lavoratore straniero riceve una retribuzione mensile più bassa di 70 € rispetto ad un coetaneo italiano. Si tratta di un salario netto di 939 € contro i 1.009 percepiti da un giovane dipendente italiano.

Quali sono invece le differenze riguardo le professioni , i livelli di scolarizzazione e le condizioni di lavoro?

Per quel che riguarda il lavoro dipendente la quasi totalità di quelli stranieri ricopre la professione operaia, infatti abbiamo circa l’83,2% e appena il 10,2% per la professione di impiegato. Se si considera la componente italiana invece gli impiegati sono il 49,0%, mentre per gli operai sono appena del 42,3%. Appena il 7,5% degli occupati stranieri ricopre ruoli i alta qualifica professionale, mentre per i giovani italiani la percentuale arriva al 42,3%.

Rispetto agli italiani, i livelli di scolarizzazione degli stranieri sono più bassi: in particolare il 48,3% di essi non supera la terza media e il 45,8% ha un diploma di maturità o di qualifica professionale. La percentuale di coloro che invece è in possesso di una laurea o di un diploma universitario è appena del 5,9%, mentre per gli italiani il dato è intorno al 15%.

Pur mostrando livelli di istruzione medio-bassi, i giovani stranieri, molto più degli italiani, possiedono però titoli di studio più elevati rispetto a quelli richiesti dal mercato del lavoro per svolgere una certa professione. In particolare il 36% dei giovani stranieri è sotto inquadrato, mentre per gli italiani la quota scende al 27,7%.

Per gli stranieri si tratta in particolare di laureati che sono impiegati in professioni tecniche o impiegatizie, oppure di diplomati che lavorano nel commercio. Per quanto riguarda invece i diplomati della scuola superiore il più delle volte svolgono la professione operaia o non qualificata per la quale il mercato richiede appena la licenza media. I dati della ricerca mettono in evidenza che i giovani stranieri che possiedono un titolo di studio elevato, il 35% ha un profilo professionale medio e il 26,6% basso, mentre per gli italiani il 71,4% dei laureati lavorano in ambiti di maggiore specializzazione.

Un dato che accomuna giovani italiani e giovani stranieri riguarda il lavoro disagiato. I dati elaborati riportano, infatti, che quasi la metà dei giovani sia italiani che stranieri abbia lavorato almeno una volta di notte o nei giorni di festa. In particolare è di notte che gli stranieri lavorano più spesso degli italiani (12,1% contro il 9,6%), mentre per le altre fasce orarie non si riscontrano rilevanti differenze. 




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