Occupazione: al Sud va peggio che in Grecia

Il divario con gli altri Paesi europei si fa pesante quando parliamo di donne e giovani: a certificarlo una recente indagine della Cgia di Mestre

In occasione della festa del lavoro appena passata, la Cgia di Mestre ha compulsato un po’ di dati, nel tentativo di consegnare una fotografia attendibile della situazione occupazionale italiana. La ricognizione – che fa riferimento al 2015 – non lascia spazio a troppe illusioni perché, numeri alla mano, il tasso di occupazione italiano resta tra i più bassi d’Europa. E quello rilevato in alcune regioni del Sud desta più preoccupazione che in Grecia. Non solo: il divario con gli altri Paesi dell’Ue si fa particolarmente profondo quando parliamo di occupazione femminile e giovanile, mentre il lavoro irregolare (o “in nero”) continua ad essere una prassi abusata, nei territori più difficili del Bel Paese.


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Secondo l’ufficio studi della Cgia di Mestre, il tasso di occupazione italiano (che misura il rapporto tra il numero degli occupati e quello delle persone in età lavorativa) si è attestato, nel 2015, al 56,3%. Peggio di noi, in tutta Europa, hanno fatto solo la Croazia (55,8%) e la Grecia (50,8%). Mentre la media Ue, pari al 65,6%, ha segnato un gap di 9,3 punti percentuale. Non solo: il tasso italiano risulta lontanissimo da quello di Paesi come la Svezia (dove è occupato il 75,5% delle persone in età lavorativa), i Paesi Bassi (74,1%) e la Germania (74%). Ma anche la Danimarca, il Regno Unito, l’Estonia, l’Austria e la Repubblica Ceca ci distaccano di diversi punti.

E le cose vanno ancora peggio quando si parla di donne e giovani. Il tasso di occupazione femminile che, nella media Ue, ha raggiunto il 60,4%, in Italia si è invece fermato al 47,7% (13,2 punti percentuale in meno). Quanto ai giovani: il tasso medio europeo si è attestato al 33,1%, distaccando di ben 17,5 punti percentuale il valore italiano inchiodato al 15,6%. Si tratta di numeri che certificano un ritardo preoccupante, soprattutto in alcuni territori. La situazione occupazionale risulta, infatti, pesantemente compromessa in regioni come la Calabria, la Campania e la Sicilia, che hanno tassi di occupazione (rispettivamente del 38,9%, 39,6% e 40%) abbondantemente al di sotto di quello riscontrato in Grecia. E non sono da sole, visto che anche in Puglia (43,3%), in Basilicata (49,2%), in Molise (49,4%) e in Sardegna (50,1%) sono stati rilevati valori inferiori al 50,8% del Paese di Tsipras.

Basta così? Non proprio. L’istantanea scattata dall’ufficio studi della Cgia di Mestre ha focalizzato l’attenzione anche sul lavoro irregolare, confermando che le cose vanno peggio al Sud. I dati, che in questo caso fanno riferimento al 2013, hanno infatti certificato che il tasso di irregolarità risulta pari al 22,9% in Calabria, al 21,4% in Campania e al 20% in Sicilia. A seguire la Puglia (17%), l’Abruzzo (15,5%) e il Molise (15,2%). L’incidenza dei lavoratori irregolari (o non dichiarati) risulta, invece, fortunatamente contenuta in Trentino Alto Adige (9,1%), nella Provincia Autonoma di Bolzano (8,7%) e soprattutto nel Veneto (8,5%).

“Per ridare slancio all’occupazione – ha commentato il segretario della Cgia, Renato Mason – dobbiamo tornare a investire, visto che negli ultimi 8 anni, questo indicatore ha subito una caduta verticale di quasi 30 punti percentuali. Altrimenti, c’è il pericolo che il nostro Paese perda la sfida dell’innovazione, della ricerca, della competitività e scivoli in una stagnazione economica senza vie d’uscita”. 



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