Occasioni di lavoro: ecco i laureati che le aziende non riescono a trovare!

Periodicamente il nostro magazine si occupa di cercare di “interpretare” l’evoluzione del mercato del lavoro, andando a comprendere quali siano le tendenze delle politiche occupazionali da parte degli uffici delle risorse umane del settore imprenditoriale tricolore e, in materia di occasioni di lavoro, quali sono i laureati che le aziende non riescono o comunque faticano non poco a trovare. Ebbene, l’inizio del nuovo anno è l’occasione più propizia per fare di nuovo il punto sulle professionalità che le aziende ricercano più frequentemente e che, tuttavia, non sembrano trovare adeguato riscontro nella platea di laureati italiani.


Come ogni anno, il sistema informativo Excelsior di Unioncamere e del Ministero del Lavoro ha compiuto un interessante monitoraggio, scoprendo ad esempio che su 100 assunzioni, 13 si rivelano particolarmente “complesse” poichè i candidati non avrebbero le competenze tecniche che vengono richieste dalle direzioni delle risorse umane.

Ma come è andato il 2013 sotto tale punto di vista? E quali sono le previsioni per l’anno appena cominciato? Stando a quanto ribadiscono i dati Excelsior, nel 2013 le aziende presenti in Italia avevano previsto l’assunzione di circa 367.500 persone: di queste, 47 mila (appunto, quasi il 13%), sarebbero state di difficile reperimento. La mancanza di adeguata professionalità sarebbe stata riscontrata prevalentemente tra le posizioni riservate ai laureati e, in particolar modo, tra gli esperti di software (quasi uno su due non avrebbe le giuste competenze), gli esperti di gestione aziendale, gli analisti programmatori. Se dal “mondo” dei laureati ci si sposta verso quello dei diplomati, le posizioni più rare sarebbero quelle occupate da bravi sviluppatori di software, disegnatori tecnici e assistenti socio sanitari.

Sempre secondo quanto ribadisce Excelsior, la differenza tra le offerte e le richieste occupazionali avrebbe una genesi ben specifica: il sistema universiario e, più in generale, quello formativo, non produrrebbero abbastanza risorse umane nei comparti in cui invece servirebbero. Insomma, quando si decide di avviare un proprio percorso formativo specifico, val la pena cercare di comprendere in corposo anticipo quali saranno le occasioni professionali che ci attenderanno alla fine della strada. Il pericolo è quello di ritrovarsi con un buon titolo di studio o una ideonea specializzazione ma, in ultima istanza, non poter sfruttare le competenze acquisite poichè il mercato del lavoro è “inflazionato” di candidati.



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