Nuovo Decreto: Pene più severe a chi non rispetta la parità uomo – donna

Siamo sempre stati abituati a vedere nelle statistiche delle retribuzioni, le varie tabelle per professione, zona, età ed anche per sesso! Ma si sa, almeno nella teoria la retribuzione non dovrebbe fare discriminazioni uono-donna.

Da oggi ci saranno più tutele per le donne che lavorano. Tutele che comprendono i periodi di gravidanza, maternità e paternità, anche adottive. E’ il principio dello schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva n. 54/2006 sull’attuazione delle pari opportunità e della parità di trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione e impiego, approvato in via preliminare oggi dal Consiglio dei ministri.

La novità più significativa voluta dal ministero di Mara Carfagnam riguarda l’aumento di pene per i datori di lavoro che non rispettano le regole: sono previste multe fino a 50.000 euro e l’arresto fino ad un anno. Attualmente l’ammenda è di 206 euro mentre l’arresto è previsto fino a tre mesi, applicato in pochissimi casi.

Sono inasprite le pene per le molestie  verbali ed anche per  le molestie sessuali: il testo approvato dall’esecutivo considera una discriminazione anche i trattamenti meno favorevoli subiti da una lavoratrice o da un lavoratore per aver rifiutato comportamenti molesti da parte del datore di lavoro. E’ vietata poi qualsiasi discriminazione nell’ accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionale. Il provvedimento riconosce, in tema di previdenza, alle lavoratrici il diritto di proseguire il rapporto di lavoro fino agli stessi limiti di eta’ previsti dagli uomini.

E’ riconosciuta poi la legittimazione processuale ad associazioni e sindacati e della tutela giudiziaria per le vittime di discriminazioni o di coloro che subiscono un pregiudizio dal datore di lavoro per aver difeso una vittima. Infine, e’ istituito, al ministero del welfare, il Comitato nazionale per l’attuazione dei principi di parita’ di trattamento ed uguaglianza di opportunita’ fra lavoratori e lavoratrici. La Consigliera nazionale di parita’ puo’ svolgere inchieste indipendenti sulle discriminazioni.

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