Nuove professioni, l’europrogettista: chi è e cosa fa

Una figura professionale in ascesa, l’europrogettista: è in grado di far crescere le aziende e le amministrazioni pubbliche che decidono di si affidarsi alle sue qualità, per captare i fondi europei e destinarli ai progetti più svariati.


Un passo indietro: cosa sono i fondi europei?

I fondi strutturali sono uno strumento che l’Unione Europea utilizza per sostenere progetti che rientrano nell’ambito geografico appunto dell’Unione Europea. Vengono finanziati quelli in grado di eliminare le disparità, aumentare l’occupazione, la competitività e la ricchezza. Possono accedere ai fondi i soggetti più disparati: amministrazioni pubbliche, onlus, aziende. L’europrogettista è ingaggiato da uno qualunque di questi soggetti, ed è in grado di redigere un progetto ad hoc in grado di risultare vincente sul campo.

Escono i bandi europei: cosa fa esattamente l’europrogettista?

Durante l’incontro con il committente del progetto, avviene un importante scambio d’informazioni, e si decide quale tipo di finanziamento sia il migliore per l’ente o azienda. Si inizia a stendere il progetto, rispettando le regole del bando, e si parte con quell’importante lavoro di connessione con altri partner, che sta alla base di quasi tutti i progetti europei. Una volta (si spera) approvato il progetto, l’europrogettista coordina i rapporti con gli altri partner, e alla fine realizza il rendiconto che giustifica alla Comunità Europea i soldi investiti. Ma  per essere in grado di fare tutto questo…

Qual è la preparazione dell’europrogettista?

Non esiste in realtà una laurea ad hoc per diventare europrogettista. È ovvio però che, visto che si tratta di operare su tematiche finanziarie, una formazione economica o giuridica può essere un ottimo punto di partenza. Esistono però master e corsi di specializzazione specifici per i bandi 2014-2020, spesso estremamente intensivi,(a volte della durata di appena cinque giorni) e con sedi in tutta Italia. È importante fare attenzione a chi organizza questi incontri, e scegliere solo Istituti riconosciuti e autorizzati. Da  ricordare che uno dei centri più importanti di formazione in europrogettazione è il “Centro di Formazione in Europrogettazione” di Isola di San Servolo, Venezia: il primo e unico centro in Italia esclusivamente orientato alla formazione in materia di progettazione. I corsi che è possibile trovare in tutti questi Istituti autorizzati sono sia gratuiti che a pagamento.

È fondamentale poi avere nel proprio bagaglio culturale almeno due lingue comunitarie, che devono essere parlate alla perfezione, ma anche una buona preparazione informatica. A tutto ciò va aggiunta, o meglio affiancata, una buona capacità di intrattenere rapporti interpersonali, di crearsi un network di professionalità a cui fare riferimento in fase di progettazione, e una profonda conoscenza del contesto in cui si opera. A questo punto abbiamo la formazione giusta, le giuste lingue straniere e maneggiamo un portatile alla perfezione… ma chi sarà il nostro datore di lavoro?

Ci sono diverse possibilità: lavorare per una società di europrogettazione o essere inseriti in pianta stabile presso enti o aziende che partecipano abitualmente a questo genere di progetti (piuttosto raro). L’europrogettista è però soprattutto un libero professionista che si mette a disposizione di privati, come enti di formazione e di ricerca, enti pubblici,  come Comuni, università, agenzie di sviluppo.

Come ci si propone?

Se si è un libero professionista, è necessario continuamente tenere sotto controllo i bandi in uscita, identificare i soggetti interessati e proporsi. Ovviamente, per ricollegarsi a quanto detto sopra, è importante annoverare una formazione ad hoc, e possibilmente qualche progetto già andato in porto sarebbe il miglior biglietto da visita possibile.

Quali guadagni per l’europrogettista?

Se si lavora da dipendente, lo stipendio dell’europrogettista è assimilabile a quello della categoria  alla quale si appartiene (ovviamente tra i laureati). Se si lavora a progetto, si stabilisce un pagamento per il lavoro vero e proprio, e poi un “premio” di solito intorno al 3% della cifra assegnata, se il progetto va a buon fine. I progetti possono aggirarsi anche intorno al milione e più di euro…e quindi le cifre sono appetibili. Purtroppo la burocrazia ha i suoi tempi, e si può anche rischiare di riscuotere il proprio onorario dopo parecchi mesi.

Si tratta di una figura decisamente interessante, ma che assolutamente non si improvvisa, cui si chiede tanto e in tanti campi, soprattutto con l’obbligo di essere sempre aggiornato sulle leggi e sui bandi della Comunità Europea. C’è da dire anche che in un periodo di difficoltà economica come questo, poter fare affidamento sui fondi strutturali fa gola a molti, e in tanti potranno decidere di affidarsi all’europrogettista.



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