Nuove assunzioni IV trimestre 2013: il profilo dei lavoratori interessati

La seconda parte del nostro focus sul dossier formulato dal Ministero del Lavoro in merito ai dati ottenuti dal Sistema di comunicazioni obbligatorie sui rapporti di lavoro avviati o cessati nel corso del quarto trimestre 2013. Cerchiamo oggi di fare un ulteriore passo in avanti, e comprendere quali siano stati i profili di lavoratori maggiormente interessati dalle assunzioni compiute dai datori di lavoro nel corso degli ultimi mesi del 2013. Anzitutto, secondo quanto riepilogata il Ministero, nel corso del IV trimestre del 2013 ai 2.266.604 rapporti di lavoro attivati sarebbero corrisposti 1.582.105 lavoratori.


Nella generalità dei sessi, e nella suddivisione per classi di età, evidenziamo come la prima classe (età anagrafica non superiore ai 24 anni) abbia avuto l’interessamento di 333.619 rapporti di lavoro attivati, equivalenti a 261.316 lavoratori (il numero medio attivazioni per lavoratori è quindi pari a 1,28 unità). Si registra un peggioramento sostanziale rispetto all’immediato periodo di confronto precedente, con una flessione di 5,2 punti percentuali per quanto attiene i rapporti di lavoro attivati, e del 6,2 per cento per quanto attiene invece il numero di lavoratori.

Passiamo dunque a comprendere quali siano le statistiche per classi di età superiori, ricordando che la divergenza tra il numero di rapporti di lavoro e i lavoratori interessati appare essere ampia in virtù del fatto che i lavoratori, in uno stesso arco temporale, possono essere interessati da più attivazioni di contratti di lavoro (rinnovi, ecc.). Per quanto concerne la classe di età anagrafica tra i 25 e i 34 anni, segnaliamo la presenza di 654.330 rapporti di lavoro attivati, a fronte di 466.391 lavoratori interessati, in calo rispettivamente dell’1,6% e del 2,4% rispetto al periodo di confronto precedente. Le statistiche migliorano, su base tendenziale, man mano che “crescono” le età anagrafiche dei lavoratori.

Per i lavoratori dipendenti tra i 35 e i 44 anni, ad esempio, troviamo 626.317 rapporti di lavoro attivati e 414.363 lavoratori interessati, con una flessione che è rispettivamente contenuta in un – 0,6% e in un – 2,3%. La situazione è ancora migliore per quanto concerne i lavoratori più “anziani”: quelli tra i 45 e i 54 anni di età hanno assistito all’attivazione di 453.711 rapporti di lavoro, riguardanti 298.183 lavoratori, con un incremento del 2,3% per i rapporti di lavoro e dello 0,7% per i lavoratori. Sostanzialmente positivi (o, quanto meno, non eccessivamente negativi) sono inoltre i dati relativi ai lavoratori tra i 55 e i 64 anni di età, con 169.265 rapporti di lavoro attivati, 119.874 lavoratori interessati, e un incremento del 2,3% in termini di sviluppo dei rapporti (ma un decremento dello 0,6% relativamente al numero dei lavoratori interessati , segno che l’incremento del numero di rapporti attivati ha interessato un numero minore di dipendenti).

Infine, per la parte più esigua di lavoratori, quella di età anagrafica superiore ai 65 anni, evidenziamo una sostanziale stabilità dei rapporti di lavoro attivati (29.362 unità) ma un calo del 2,2% nel numero di lavoratori interessati (22.158 unità) Complessivamente, dunque, in Italia sono stati attivati lo 0,8% in meno di rapporti di lavoro e, per giunta, in virtù dell’incremento a quota 1,43 del numero di attivazioni per lavoratori, desumiamo che i nuovi rapporti di lavoro hanno interessato in misura sempre meno ampia i “nuovi” lavoratori. A breve distanza dall’8 marzo e dalle campagne sulla parità di genere, infine, soffermiamoci pur brevemente sulle diversità che hanno contraddistinto l’approccio occupazionale dei maschi con quello delle femmine, premettendo come le percentuali siano nettamente peggiori nei confronti del gentil sesso.

Il totale delle attivazioni di nuovi rapporti di lavoro per i maschi è infatti stato pari a 1.093.334 unità, con interessamento di 825.594 lavoratori e un numero di attivazioni medie per lavoratore di 1,32. Il dato risulta essere in incremento dello 0,6% per quanto concerne le attivazioni di rapporti di lavoro, e pressochè stabile per quanto attiene i lavoratori interessati.

Discorso ben più negativo per le “quote” rosa del mondo lavorativo italiano. In questo caso, infatti, osserviamo alla nascita di più rapporti di lavoro rispetto ai maschi (1.173.270 unità), ma con interessamento di un minor numero di lavoratrici (756.511) in virtù di un maggior numero medio di attivazioni per lavoratore (1,55). Il calo su base tendenziale è del 2,1% per quanto attiene il numero di rapporti di lavoro attivati, e del 4,6% per quanto attiene le lavoratrici interessate.

A cavarsela particolarmente male sono inoltre le giovani donne con età inferiore ai 25 anni. Per costoro, infatti, il numero di rapporti di lavoro attivati è calato del 6%, mentre il numero delle lavoratrici interessate dalle nuove assunzioni è calato in maniera più che proporzionale all’8,2%. Percentuali fortemente negative anche per le lavoratrici tra i 25 e i 34 anni (- 3,7% per il numero di contratti di lavoro attivati, e – 5% per il numero di lavoratrici interessate) e per la classe tra i 35 e i 44 anni (- 2,1% nel numero di nuovi rapporti di lavoro attivati, e – 5% nel numero di lavoratrici interessate). Nella prossima, ultima parte del nostro approfondimento, parleremo invece di coloro che sono usciti dal mercato del lavoro.




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