Niente posto fisso, salari fermi e pensioni in calo: così aumentano i poveri

Salari italiani aumentati di solo 4 euro, pensioni che scendono sempre di più sotto i mille euro, vi sono 7,6 milioni di italiani che devono stringere la cinghia e far quadrare i conti a fine mese, posto fisso come vero e proprio miraggio. Il rapporto redatto da Inps, Istat e Ministero del Lavoro ha tracciato un bilancio negativo evidenziando la crescita esponenziale della povertà. Cercando di entrare nello specifico delle conclusioni elencate e di soffermarsi sui dati si può vedere come lo stipendio medio del 2012 è risultato essere di soli 1.304 euro. I salari sarebbero aumentati, di media, di soli quattro euro a fronte di un’inflazione che, invece, è salita del 3%. Donne e stranieri, poi, costituiscono due casi a parte. I loro salari sono sempre più bassi. Si è stimata, infatti, una media di 1.146 euro per le donne e di soli 968 euro per gli stranieri. Di conseguenza la metà delle famiglie italiane non percepisce più di 24.634 euro netti l’anno, ma nel Mezzogiorno tale valore si abbassa notevolmente. I redditi della famiglie dell’area sono più bassi del 27% rispetto al Nord ed una famiglia su due percepisce meno di 1.677 euro mensili per un totale annuale di circa 20.129 euro. Contro i 24.634 della stima generale. Per i pensionati la situazione pare essere sempre più nera. Nel 2012 il 46,3% ha percepito assegni per un totale inferiore ai mille euro mensili. Di questi 7.676.000 pensionati ve ne sono, poi, 1.500.000 che non arrivano a percepire nemmeno 500 euro al mese.


Che dire dei giovani? A loro pare andare ancora peggio. Per gli under 30 ad esempio i posti fissi sono diminuiti del 10% ed i contratti a tempo indeterminato hanno fatto segnare un meno 1,3%. Fra i giovani disoccupati pare andare peggio a quelli che fra le mani stringono un diploma di laurea. Il tasso di disoccupazione dei laureati è del 19%, quello dei soli diplomati si aggira, invece, intorno al 16,3%. Secondo i dati raccolti da AlmaLaurea, però, per i giovani sopra i 30 anni le percentuali si capovolgono. Tra il 2008 ed il 2012 la disoccupazione per i laureati tra i 25 e i 34 anni è aumentata del 46% mentre se si fa riferimento alla stessa fascia d’età ma si prendono in esame i soli diplomati si vede come il tasso di disoccupazione sia salito dell’85%. Secondo alcuni esperti tali numeri si spiegherebbero perché la laurea potrebbe continuare a garantire miglior esiti occupazionali permettendo di raggiungere fasce di reddito più alte rispondendo nel migliore dei modi ai requisiti professionali richiesti.

I valori riguardanti la povertà, quindi, sono i più alti del picco registrato nel 1997. Secondo il rapporto tracciato dall’Istat e denominato Reddito e condizioni di vita, anno 2012, un italiano su tre è a rischio povertà, uno su due, se, invece, si risiede nel Mezzogiorno. Il 12,7%, infatti, sopravvive con una media di 990 euro al mese. Il 21,2% degli italiani, infatti, non si può permettere di poter scaldare adeguatamente la propria casa, il 42,5% degli intervistati, invece, non si può permettere di affrontare spese impreviste, senza contare che il 50,8% non si può permettere nemmeno di poter andare in ferie almeno una settimana in tutto l’arco dell’anno. Secondo Coldiretti, poi, gli italiani che non possono più permettersi di mangiare un pasto proteico adeguato al proprio fabbisogno o che non possono permettersi di fare la spesa e comperare ciò che potrebbe permettere loro una dieta sana e salutare sono circa ben 10 milioni di persone. La percentuale che riguarda la povertà alimentare è cresciuta, in un solo anno, del 35%. Vi sono oltretutto 4.8 milioni di poveri assoluti ovvero persone che non hanno nemmeno ciò che gli possa permettere il raggiungimento degli standard minimi di vita.



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