“Negro” a lavoratore di colore, imprenditore condannato per razzismo

Ennesimo episodio di discriminazione e di razzismo sul posto di lavoro. Questa volta, tuttavia, è arrivata la ferma condanna dell’imprenditore coinvolto a due anni e mezzo di carcere. L’episodio, davvero “volgare” che faremmo volentieri a meno di commentare, è accaduto nel 2009, in una azienda di Segrate, nel milanese. Un 47 enne, originario dello Sri Lanka, che lavorava come lattoniere nell’azienda di P.M (38 anni, proprietario), ha denunciato il proprio datore di lavoro per maltrattamenti e insulti di stampo razzista.


Calci, pugni e continue umiliazioni, come quella, davvero incredibile e vergognosa, di “indossare” un cartello che lo “qualificava” come “Negro non capace di lavorare ma capace di prendere soldi“. Altre espressioni, razziste e xenofobe, sono state rivolte al lavoratore dello Sri Lanka: la loro gravità, con sincerità, ci invita ad evitare di riproporre tali infamie che, a dir la verità, non sono degne neanche di essere commentate.

Il “riscatto” di questa triste storia è la decisione esemplare del gup milanese Andrea Salemme che, al termine del rito abbreviato, ha condannato il datore di lavoro a due anni e mezzo di carcere: l’accusa non è solo quella di maltrattamenti in famiglia (a causa delle piccole dimensioni dell’azienda); c’è l’aggravante razziale sancita dalla legge 1993 (articolo 3). Nelle motivazioni della sentenza, il gup è andato oltre, soffermandosi su valutazioni di ordine generale: l’episodio rappresenta una “deriva razzista per il solo motivo del diverso colore della pelle; la deriva verso l’inciviltà non deve trovare proseliti in un luogo di lavoro”.



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