Neet generation: giovani senza futuro?

La chiamano generazione fantasma o gioventù sparita, addirittura sprecata. Neet: giovani tra i 15 e i 29 anni, senza un lavoro, che hanno lasciato (o deciso di non proseguire) gli studi né pensano ad altre possibilità di formazione, come corsi o stage. La percentuale in Italia tra questi under 30 ha raggiunto quota 27% , oltre tre  milioni e mezzo. Un dato che attira l’attenzione. Soprattutto alla luce del fatto che è un primato tutto italiano, quasi il doppio della media europea.


Not in Education, Employment, Training. Il dato è oggettivo stando alle statistiche ma i risultati si sa vanno sempre interpretati alla luce del contesto in cui si collocano. Perché le statistiche dicono anche che se uno ha mangiato a sazietà e l’altro è a digiuno, in realtà hanno diviso la porzione a metà. Di questa generazione quindi farebbero parte anche migliaia di ragazzi diplomati che lavorano (loro malgrado) in nero. Ragazzi che fanno il turno di notte in qualche pub, ma aspirano a diventare scrittori, musicisti, ballerini o che si impegnano nel sociale e in associazioni di volontariato. E se alla fine, il dato oggettivo rimane, perché non hanno un lavoro “dichiarato” né sono iscritti all’università, la prospettiva cambia completamente. Se non altro perché hanno una prospettiva, un’aspettativa, un sogno da voler realizzare.

Non è così per tanti altri che invece non ne fanno una questione di difficoltà ma di volontà. Non vogliono studiare, perché affermano che “tanto non lavorano neppure quelli con la laurea”. Figuriamoci allora senza. Non vogliono fare sacrifici sul lavoro: gli stage quasi non sono retribuiti, i lavori sono malpagati, si guadagna di più a stare a casa dei genitori. Senza autonomia e senza futuro. Con la crisi economica purtroppo anche chi non è proprio alla prima esperienza e svolge la stessa professione da dieci anni ha visto diminuire il proprio livello retributivo. E anche dieci anni fa lo stage durava sei mesi e si lavorava duro otto ore al giorno, senza un euro di contributo. E non è vero che bastava mandare un curriculum per avere il posto di lavoro l’indomani.

Ogni anno milioni di euro stanziati in finanziamenti e agevolazioni per l’imprenditoria giovanile e femminile, tornano indietro dall’Italia alla Comunità Europea che li re-stanzia a favore di altri Paesi Europei. E il dato paradossale è che in Europa ogni anno rimangono vacanti migliaia di posti di lavoro a causa della difficoltà d’incontro tra domanda e offerta. Cause a volte imputabili ad errori di ricerca e di comunicazione ma troppo spesso alla mancanza dei requisiti necessari per rispondere in modo adeguato alle esigenze aziendali. Non si può affermare di voler fare l’informatico perché si passa tutto il giorno davanti al computer e poi scoppiare a ridere alla domanda: “conosci l’inglese?”.

Una riforma della scuola e dei programmi didattici diventa allora imperativa in Italia per permettere l’inserimento di questi giovani nel mondo del lavoro. Un sistema ad esempio di “alternance” alla francese, che prevede ogni mese una settimana in aula e tre al lavoro, potrebbe permettere in concreto di continuare a formarsi ed acquisire gli strumenti del mestiere di domani.





CATEGORIES
TAGS
Share This

COMMENTS

Wordpress (0)