Neet: 2 milioni e mezzo di “fantasmi” in Italia

In Europa, peggio di noi solo la Grecia. I Neet spopolano al Sud, ma non sempre vengono da famiglie disagiate

Chi sono i Neet che compaiono in ogni indagine sull’occupazione che si rispetti? Letteralmente i “Not (engaged) in Education, Employment or Training”, ovvero i giovani che non studiano, non lavorano e non risultano impegnati a migliorare la loro formazione. All’apparenza dei veri e propri “scansafatiche” (o, se preferite, dei “bamboccioni” incalliti) il cui mantenimento è legato, a doppio filo, al salario di mamma e papà o alla pensione del nonno. Ma la realtà è più complessa di come appare in superficie.


Partiamo dai dati: una recente ricerca della onlus WeWorld (i cui risultati verranno diffusi oggi) ha rilevato che i Neet italiani hanno raggiunto quota 2 milioni e mezzo e rappresentano il 26% dei 15-29enni residenti nel Bel Paese (erano il 18% nel 2008). Un esercito in costante crescita, le cui dimensioni superano abbondantemente quelle di quasi tutti gli altri Paesi europei (la media si attesta al 15%). Con un gap particolarmente marcato con la Germania, dove la quota dei Neet non va oltre l’8%, e con la Francia (13%). Peggio di noi, solo la Grecia dove i giovani che non lavorano né studiano rappresentano il 28% del totale. Focalizzando l’attenzione su quello che succede in Italia, la percentuale dei Neet risulta più alta al Sud (35,5%) e più contenuta al Centro (21,7%) e soprattutto al Nord (18,8%). A preoccupare particolarmente è la situazione dei giovani siciliani, il 39,7% dei quali non studia né lavora; mentre quelli del Trentino Alto Adige sembrano cavarsela meglio degli altri (i Neet sono “solo” il 13%).   

Ma la ricerca di WeWorld ha cercato di andare oltre, tracciando un identikit di questi “fantasmi” (l’indagine si intitola appunto “Ghost”) che faticano a inserirsi nel tessuto produttivo e sociale italiano. Quello che ne è venuto fuori è (come sempre) uno spaccato diversificato: se è infatti vero che molto spesso i Neet provengono da ambienti disagiati (ai margini della legalità) e collezionano insuccessi scolastici che li portano ad abbandonare precocemente i banchi; è altrettanto vero che molti di loro provengono, invece, da famiglie benestanti e vantano un curriculum scolastico di tutto rispetto. Mentre altri ancora si muovono male. Ovvero si candidano per posti di lavoro inadatti e finiscono per cedere al senso di frustrazione che li attanaglia. E che li spinge a rimanere sul divano anziché a uscire a cercare un impiego.



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