Naspi decurtata se rifiuti il lavoro

Contravvenire ai patti siglati con la nuova Agenzia del Lavoro potrà costare caro ai disoccupati italiani. Che confidano ancora troppo nelle "raccomandazioni"

L’Anpal è l’Agenzia nazionale per le politiche attive del Lavoro disegnata dal Jobs Act. Un nuovo soggetto che – in collaborazione con istituti come l’Inps, l’Inail, le Camere di Commercio, ma anche le scuole, le università e tutti i soggetti coinvolti, a vario titolo, nel mondo del reclutamento del lavoro – dovrà tentare di centrare un obiettivo quanto mai difficile: far ritrovare un impiego a chi lo ha perduto. Nello specifico, l’agenzia (che, nelle speranze del presidente Maurizio Del Conte, dovrebbe diventare pienamente operativa dal prossimo mese di giugno) si occuperà della Naspi da corrispondere a chi risulta disoccupato. Solo chi si iscriverà all’Anpal potrà, infatti, intascare l’assegno che gli spetta. Previa sigla di un patto di servizio con la stessa agenzia che – come vedremo – potrà predisporre la pesante decurtazione dell’indennità erogata dall’Inps.


Naspi

image by Ai825

L’idea è quella di seguire il modello anglosassone e di fornire ai disoccupati la possibilità di frequentare corsi di formazione ad hoc, tesi a far ottenere un nuovo lavoro. Un’opportunità che l’Anpal non concederà, però, senza richiedere nulla in cambio. Chi dovesse rifiutare di frequentare i corsi o declinare la proposta di un nuovo impiego verrà, infatti, pesantemente penalizzato. Come? L’Anpal darà comunicazione all’Inps (che è di fatto il soggetto incaricato di corrispondere gli assegni a chi non ha più un lavoro) di decurtare drasticamente la Naspi. In pratica: chi non accetterà l’aiuto fornito dall’agenzia, non potrà più fare affidamento sull’indennità di sostegno e dovrà – da allora in poi – cavarsela da solo.

Non solo: tra le cose che l’agenzia creata dal Jobs Act vorrebbe mettere in cantiere nei prossimi tempi, c’è la ridefinizione del sistema dei centri per l’impiego che, in Italia, non sembrano funzionare come dovrebbero. Gli ultimi dati Eurostat hanno, infatti, rilevato che i centri per l’impiego italiani sono, in assoluto, i meno frequentati del Vecchio Continente (solo un disoccupato su quattro sceglie, infatti, di rivolgersi a loro). E tutti gli altri? Secondo l’Eurostat, puntano sulla cerchia di conoscenti, amici, parenti, ma anche sui sindacati. In pratica: l’84,3% della platea italiana indagata (quella che ha perso il lavoro per via della crisi e non solo) confida ancora nella vecchia “raccomandazione”. O in qualcosa di simile.




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