Morti bianche, uno su tre ha meno di 35 anni

La dolorosa piaga delle morti bianche, ossia degli infortuni mortali sul posto di lavoro, continua a fare discutere, nonostante per la prima volta dal secondo dopoguerra il numero dei decessi sia sceso sotto quota mille, e il Ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha deciso di intraprendere un’azione di controllo deciso su tutto il territorio nazionale, grazie anche alla collaborazione delle forze dell’ordine, in particolare per i settori a maggiore rischio, ossia agricoltura ed edilizia.


Un rapporto dell’Ires, il centro-studi della Cgil, finanziato dal ministero del lavoro, fornisce dati particolarmente drammatici, anche in considerazione dell’età delle vittime. L’Ires, infatti, ha scoperto che circa un terzo degli infortuni sul lavoro con danni permanenti riguarda lavoratori sotto i 35 anni, così come per le morti bianche, con 295 casi di under 35 nel 2009,su 1050 decessi complessivi.

Numeri che fanno rabbrividire, aggiunge lo studio della Cgil, se si pensa che i giovani siano anche i lavoratori peggio pagati e con la peggiore situazione lavorativa di dequalificazione delle mansioni.

Le ragioni di tale strage tra i giovani risiedono in alcune criticità dell’organizzazione del lavoro, come ad esempio, l’impossibilità di scegliere il momento di una pausa o di modificare il ritmo del proprio lavoro; inoltre, in molti casi non è possibile scegliere per il lavoratore un giorno di ferie e i turni da svolgere.



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