Monti. Si punta sulla Flexicurity

Hanno fatto immediatamente discutere le ultime dichiarazioni del presidente del consiglio uscente e leader di Scelta Civica, Mario Monti, in materia di lavoro e tasse. Secondo il premier va garantito “nel tempo l'equilibrio dei sistemi pensionistici pubblici nonostante il progressivo invecchiamento del Paese e le ricadute che ciò comporta sul mercato del lavoro”. Sui contratti di lavoro invece, Monti punta sulla cosiddetta Flexicurity, con un contratto a tempo indeterminato ma più flessibile e meno costoso. La Flexicurity (vero e proprio cavallo di battaglia di Pietro Ichino, fuoriuscito dal Pd e approdato nella squadra di Monti), in cui l’Italia non è brilla, è ben altra cosa rispetto al precariato. Il problema è riuscire a realizzarla. Non ci sarà, al contrario di quanto inizialmente battuto da alcune agenzie di stampa, nessun aumento dell'età pensionabile, in quanto il riferimento era alla "riforma precedente", già avvenuta.


A questo proposito Monti ha spiegato di voler garantire anche una maggiore “continuità” del lavoro. Insomma, come già accaduto durante il suo governo, il premier ha riconfermato di voler puntare alla creazione di un maggior numero di lavoro, ma meno “fissi”. In modo che ci sia da lavorare per tutti, a patto che si accettino impieghi differenti. Cosa certo non facile in un paese in cui a 30-35 anni si rischia di essere vecchi per essere assunti. Il problema quindi, oltre a riguardare la mancanza di lavoro in senso stretto, è anche culturale. Un tale aspetto è stato sottolineato più volte anche dal Ministro del Welfare Elsa Fornero, che a più riprese ha parlato di una riforma del lavoro (quella dell’attuale governo Monti) che nelle intenzioni ha sempre voluto essere il più possibile inclusiva. 

Una riforma che, comunque, ha avuto le sue belle critiche. Intanto, per quanto riguarda i sussidi di disoccupazione da quest’anno è entrata in vigore l’Aspi, che permette "un’ indennità mensile pari al 75%,  rivalutata in base all’inflazione stabilita dall’indice Istat si legge sul portale del Ministero del Lavoro (clic lavoro) – nei casi in cui la retribuzione fosse uguale o inferiore a 1.180 euro. Per gli stipendi superiori è previsto un ulteriore 25% calcolato sulla differenza tra la retribuzione del lavoratore e i 1.180 euro, ma in ogni caso l’importo mensile non può essere superiore a quello mensile massimo previsto dalla L. 427/1980”.  Per quanto riguarda le tasse invece, Monti ha spiegato che ora è possibile ridurle, in modo mirato e “graduale”, sottolineando ancora una volta come il recente maggior carico fiscale abbia “salvato l’italia dal fallimento”.



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