Molestie sessuali sul lavoro in aumento: come difendersi

Da un’indagine condotta dall’Istat, risulta che in Italia circa la metà delle donne di età compresa tra i 14 e i 65 anni, ha subito delle molestie a sfondo sessuale, nell’arco della propria vita, purtroppo questo dato segnala un aumento nei luoghi di lavoro. A livello regionale, in questo senso il primato spetta alla regione Piemonte, ma negli ultimi anni il fenomeno si è diffuso aumentando soprattutto al Sud, seguito dal Nord-Ovest e dal Nord Est. Le ragioni sono imputabili a una maggiore presenza femminile nel mondo del lavoro rispetto agli anni precedenti.

L’Istat rivela inoltre che le donne maggiormente importunate sui luoghi di lavoro sono quelle con un grado d’istruzione più elevato, in particolare le laureate seguite dalle diplomate. Tra le fasce di età più colpite abbiamo quella delle ragazze giovani ma anche delle minorenni. Tra le tipologie di molestie più diffuse, si collocano al primo posto le molestie verbali, seguite dal pedinamento e dall’esibizionismo. Una fotografia non molto incoraggiante.

Le molestie e la violenza caratterizzano spesso i posti di lavoro, soprattutto in questo momento di crisi, oltre a nascondersi pericolosamente anche negli ambienti familiari. In generale, chi molesta adotta comportamenti abbastanza diffusi: gli apprezzamenti verbali, battute pesanti e allusive, linguaggio volgare, richieste implicite o esplicite di rapporti sessuali, magari con la promessa di un posto di lavoro e di effetti positivi o ricatti sulla carriera.

La molestia sessuale va distinta dal corteggiamento, in questo è importante fare una certa attenzione. Il corteggiamento è un comportamento che riguarda una dichiarazione d’interesse, ma non possiamo più parlare di corteggiamento nel momento in cui certi atteggiamenti diventano insistenti e non graditi.

Nel mondo del lavoro, il problema da affrontare è più o meno grave a seconda del ruolo che ha all’interno di un’azienda il molestatore, se si tratta di un capo il problema diventa più complesso. Molte donne a seguito di questi episodi perdono la tranquillità e vivono le ore di lavoro con ansia tanto da manifestare, a lungo andare, dei veri e propri malesseri psico-fisico, con la conseguenza, in alcuni casi a dover di rinunciare al proprio posto di lavoro.

In Italia non esiste al momento una legge specifica in materia, l’art. 660 del Codice Penale prevede solo un generico reato di molestia punito con una contravvenzione, anche se quasi tutti i contratti di lavoro prevedono interventi per prevenire e far cessare comportamenti molesti e l’obbligo per il datore di lavoro di garantire un ambiente non contaminato da ricatti o molestie.

Tuttavia le donne possono difendersi affrontando il problema su due piani: uno psicologico e l’altro giuridico. Dal punto di vista psicologico, dobbiamo ricordare che il molestatore è una persona che ha dentro se delle problematiche non risolte, in molti casi il suo comportamento è dettato dal voler esercitare sulla vittima un certo potere o dominio.

Tra le cose che le donne possono fare per difendersi abbiamo:

– mostrare fin dall’inizio che non si è disposte a cedere a nessun tipo di ricatto;

– indagare se nel luogo di lavoro altre colleghe subiscono o hanno subito le stesse molestie, in tal caso affrontare insieme il problema per creare un clima di solidarietà reciproco al fine di proteggersi;

– evitare di mostrarsi sole e indifese ;

– far comprendere al molestatore che non si è disposte a tollerare “molestie, ricatti o minacce” e che in caso contrario avvieremo dei provvedimenti.

Il problema più grave si presenta quando il molestatore è il proprio “capo”, in questa circostanza molte donne hanno paura di ritorsioni sul lavoro o di esser licenziate, alcune soccombono imboccando una strada difficile e non priva di conseguenze negative; anche se si tratta del proprio capo è bene non cedere mai a certe pressioni. E’ importante tenere presente che dopo aver ceduto una prima volta, ci saranno altre richieste e poi altre ancora.

Da un punto di vista legale, quando la situazione è di una certa gravità si può fare ricorso a diverse strade:

– rivolgersi ad un Centro Antiviolenza del luogo;

– consultare il Sindacato o un legale;

– contattare i Comitati per le Pari Opportunità previsti in quasi tutti i contratti di lavoro, istituiti con la legge n. 125 del 10 aprile 1991 che prevedono “Azioni positive per la realizzazione della parità uomo-donna nel lavoro”, ai quali è stato affidato il compito di affrontare anche il problema delle molestie sessuali in ambito lavorativo;

– far riferimento all’art. 2087 del Codice Civile che prevede di chiamare in causa il datore di lavoro per gli obblighi che ha di garantire l’integrità fisica e morale di tutti i suoi dipendenti e il mantenimento della serenità nel luoghi di lavoro.

Si può ricorrere ai Centri Antiviolenza anche per chiedere un semplice consiglio su come affrontare il problema. La cosa più importante è quella di parlarne sempre con qualcuno che ci possa aiutare.

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