Moda italiana: consumi in salita. Gli stranieri preferiscono Milano

Lo scontrino medio di un fashion-addicted straniero si aggira intorno ai 730 euro, ma un cittadino di Hong Kong può arrivare a spenderne più di 1.200

Lasciamo per un attimo da parte tutte quelle persone che, in tempi di perdurante crisi, hanno imparato a vestirsi con poco e concentriamoci su coloro che non rinunciano, invece, allo shopping per le strade più eleganti della città. A parlarci delle loro abitudini è l’ultimo Report confezionato dalla Federazione Moda Italia/Confcommercio, in collaborazione con Global Blue e l’Osservatorio Acquisti Cartasì. Dal quale è emersa la risalita delle “quotazioni” della moda italiana presso i consumatori nazionali e non.


moda italiana

image by pio3

Secondo i dati dell’Osservatorio Acquisti Cartasì (che, ca va sans dire, riguardano solo i possessori di carta di credito), nel primo semestre del 2015, i consumi per l’abbigliamento, rispetto allo stesso periodo del 2014, sono aumentati del 4,6%. Una crescita che ha interessato tutte le regioni italiane, fatta eccezione per la Sardegna che ha fatto registrare una flessione del 4,9%. Ma c’è di più: stando a quanto certificato da Global Blue, a spendere il 9% in più per la moda italiana sono stati gli stranieri, con uno scontrino medio di 738 euro. La percentuale più alta è stata quella dei cinesi (che hanno speso mediamente 968 euro), seguiti dai russi (690 euro a scontrino), dagli americani (916 euro), dai coreani (665 euro) e dai giapponesi (710 euro). Ma i più “spendaccioni” sono risultati gli abitanti di Hong Kong (che hanno rappresentato, però, solo il 3% del campione esaminato) che, una vota arrivati nel Bel Paese, hanno comprato abiti e accessori per una media di 1.235 euro. Quanto alle città, le preferite dagli acquirenti stranieri rimangono Milano (scelta dal 35% dei fashion-addicted), Roma (19%), Firenze (10%) e Venezia (6%).

Le stesse città in cui gli esercenti più ambiziosi aspirano ad aprire i loro negozi, puntando soprattutto sulle vie principali. Quelle che, per intenderci, sono frequentate dai “paperoni” di turno, ma che – di contro – hanno prezzi di locazione da capogiro. Qualche esempio? Alzare la saracinesca in via Monte Napoleone a Milano significa pagare quasi 8 mila euro al metro quadro, mentre in via dei Condotti a Roma se ne devono sborsare 7 mila, esattamente mille in più rispetto alla vicinissima via del Corso. Quarto in classifica, Campo San Bartolomeo a Venezia con un prezzo al metro quadro che può raggiungere i 5 mila euro, mentre ben più economica risulta via Etnea a Catania dove gli esercenti se la cavano con meno di mille euro al metro quadro.




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