Mobbing: può essere denunciato come malattia professionale

Il mobbing sul posto di lavoro è un fenomeno sempre più presente ed evidente che, al di là delle giuste controffensive normative, non va sottovalutato soprattutto dal punto di vista strettamente psicologico ed emotivo.


La normativa italiana definisce mobbing gli atteggiamenti di “persecuzione” nei confronti del lavoratore, cha vanno dai maltrattamenti ai fenomeni di emarginazione sul posto di lavoro, finanche ai soprusi. Questi comportamenti deleteri rientrano nelle normative vigenti non grazie ad una singola legge speciale, ma come conseguenza di più disposizioni “singole”: Costituzione (art.32), il Codice Civile (art. 2087), il Codice Penale (art.437,art.451,art.582,art. 660,609bis), lo Statuto dei Lavoratori (Legge 300/1970: articoli 9,13,15 e 18) il D.Lgs 626/94.

Come reagire dinanzi ai fenomeni di mobbing? Per prima cosa bisogna evitare comportamenti impulsivi ed evitare di farsi sopraffare dalla paura. E’ molto meglio essere pazienti e cercare, in tutti i modi, di raccogliere prove concrete che confermino l’adozione di atteggiamenti ostili nei confronti del lavoratore. Una buona idea è quella di cercare testimoni e di tenere un diario privato con annotate tutte le situazioni di disagio (anche foto, se possibile). In secodno luogo è importante richiedere la possibilità di assenza dal posto di lavoro per “malattia profesionale“. E’ la sentenza della Corte Costituzionale, la 179/89, ad offrire la possibilità al lavoratore di denunciare i casi di mobbing come malattia professionale). Il datore di lavoro è sempre considerato responsabile del mobbing, anche se il comportamento persecutorio è stato adottato dai colleghi di lavoro (per “culpa in vigilando”) e sarà obbligato a risarcire il lavoratore per procurato danno “biologico”.

Sentenza 179/89 della Corte Costituzionale, i casi di mobbing possono essere denunciati all’inail come malattie professionali.



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