Mobbing: come tutelarsi

Ne abbiamo sentite tante sul mobbing, anche se è necessario ritornare spesso a parlarne per riuscire  a difenderci da questo fenomeno “umano” che come tale può essere combattuto.

Come? Ci sono in merito alcuni strumenti di tutela che possono esserci d’aiuto. Vediamo quali. Innanzitutto diamo una definizione chiara di mobbing: viene comunemente definito tale la violenza e la persecuzione psicologica in ambito lavorativo. Quindi, anche la pressione psicologia, il ricatto, lo sfruttamento estremo per destabilizzare o costringere al licenziamento il lavoratore, tutto questo rientra nel concetto di mobbing. Esso ha assunto carattere di vero e proprio pericolo quando il lavoro è diventato sulla “carta” e nella vita reale flessibile, basato sulla competizione disperata, sulla stipulazione di una miriade di contratti individuali rispetto a quelli collettivi molto meno difendibili.


Questo fenomeno, pertanto , abbraccia tutti i settori produttivi interessando circa 1,5 milioni di lavoratori e inclusi i familiari che subiscono indirettamente questa forma di violenza, si sale a tre milioni, dato destinato a crescere ogni anno. I costi sociali e i danni psichici e fisici che il mobbing produce sono elevatissimi. Ecco cosa fare: innanzitutto occorre parlare subito con una persona di fiducia all’interno della propria azienda, consultare un medico riguardo i danni provocati da questo tipo di violenza e chiamare il sindacato per annotare tutto quello che succede e poter verificare la possibilità di far riconoscere i propri diritti. Questi sono i primi step. In seguito occorre agire.

Come? In primis sarebbe opportuno scrivere una lettera raccomandata al datore di lavoro descrivendo dettagliatamente la situazione  e secondo il Codice delle Obbligazioni (CO), art.328 di fargli rispettare il suo obbligo di far cessare “la lesione alla sua personalità”. Qualora i casi siano più gravi e con prove incontestabili del mobbing ricevuto si possono dare le dimissioni in base all’art.337 del CO, ovvero “fare una risoluzione immediata del rapporto di lavoro per cause gravi”.

In questo caso il datore di lavoro è tenuto a versare l’intero stipendio spettante per il periodo di disdetta e c’è la possibilità di chiedere un’indennità per disdetta abusiva ( sei mensilità ) quando il datore di lavoro licenzia “ per una ragione intrinseca alla personalità del lavoratore, salvo che tale ragione sia connessa con il rapporto di lavoro o pregiudichi in modo essenziale la collaborazione nell’azienda ” (art.336 par.1 lett. a e b  CO). Nella parola “personalità” viene inteso il sesso, la nazionalità,l’età, la malattia, l’appartenenza ad una certa religione e partito politico. Bisogna subito opporsi al licenziamento con una lettera AR e chiedere al datore di lavoro delle motivazioni per la disdetta e far valere il diritto all’indennità entro 180 giorni dal licenziamento davanti al giudice presso l’azienda o il domicilio del datore.

Questo tipo di tutela è generalmente gratuita. Se la discriminazione avviene per il sesso del lavoratore, difendersi è più semplice, infatti in base alla Legge Federale art.3 sulla parità dei sessi basta rendere verosimile a presunta discriminazione senza la necessità di fornire prove inoppugnabili. In questo caso il giudice può proibire la discriminazione, farla cessare e ordinare il pagamento del salario ( art.5). Il mobbing è un fenomeno che può essere evitato con una buona prevenzione e anche cercando di instaurare in azienda un clima sereno. Spesso, nelle aziende dove i ruoli non sono definiti  e poco organizzate il mobbing trova terreno fertile anche nell’acredine tra i lavoratori stessi. Infine, un consiglio: prima di procedere con la tutela legale in caso di mobbing sarebbe meglio cercare subito un altro lavoro poiché non è detto che se si viene reintegrati non si sia licenziati dopo qualche mese per un altro motivo. Infine, negli ultimi anni si stanno raccogliendo varie proposte di legge sul fenomeno mobbing, anche da parte di sindacati come la UIL, che contemplano misure più precise e rivolte a contrastare meglio il fenomeno.

Per ora, dobbiamo accontentarci degli strumenti che la legge ci offre e di un buon legale che sappia far valere le nostre ragioni, che devono sempre basarsi su fatti precisi. Per maggiori informazioni:


http://www.stopmobbing.org/
http://www.uil.it/mobbing/Default.htm

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