Milano: aziende preferiscono pagare la sanzione piuttosto che assumere i disabili

Anche in questo caso sembra che la colpa di tutto sia la crisi. Le aziende pubbliche e private milanesi non rispettano le disposizioni dettate dalla Legge n.68 del 12 marzo 1999 poste a tutela del diritto al lavoro dei disabili. Tale Legge, infatti, dispone che ogni azienda (pubblica o privata che sia) ha l’obbligo, proporzionalmente al numero di dipendenti in forza, di destinare un certo numero di posti di lavoro a soggetti disabili. Più precisamente l’articolo 3 di detta legge fornisce le seguenti proporzioni:

1) 7% dei lavoratori occupati, se occupano più di 50 dipendenti;

2) 2 lavoratori, se occupano da 36 a 50 dipendenti;

3) 1 lavoratore, se occupano da 15 a 35 dipendenti (per i privati l’obbligo permane solo in caso di nuove assunzioni).

 

Secondo la denuncia portata alla pubblica attenzione dalla Camera del Lavoro di Milano, organizzatrice del convegno su “Il reinserimento lavorativo delle persone disabili”, se tutte le imprese pubbliche e private rispettassero tali disposizioni legislative, la città di Milano riuscirebbe a garantire un posto di lavoro a tutti i disabili. Per i 7500 disabili disponibili al lavoro, infatti, ci sarebbero 8000 posti disponibili; posti che invece rimangono vacanti, facendo sorgere in capo alle aziende l’onere di pagare una sanzione pari a €62,77 al giorno. Preoccupante … e ancor di più lo sono le affermazioni del segretario Cgil di Milano: “Prima della crisi le assunzioni annue dei disabili si aggiravano intorno alle 2000, nel 2011, invece sono scese a 1500” e non è tutto, il segretario Manreoli prosegue portando alla luce un altro fenomeno italiano “ Le aziende risentono della crisi economica e ridimensionano la forza lavorativa impiegata ponendo in cassa integrazione i dipendenti”. Indovinate un po’ chi sono i primi ad andare in Cassa Integrazione? Esatto! I disabili.

Il direttore dell’Anmil (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro) Claudio Messori infine, aggiunge che in Lombardia, nel 2011 sono stati stanziati fondi pari a 40 milioni di euro finalizzati all’inserimento lavorativo dei disabili. Di questi però soltanto 26 milioni sono stati impiegati per questo scopo, la restante cifra è servita per finanziare altri progetti, sempre a favore dei disabili ma non riguardanti l’occupazione.

Personalmente più che di crisi economica parlerei di una grande piaga sociale: la discriminazione. Piaga che fa gravare tutti i suoi effetti su una categoria che, a rigor di logica (e anche di Legge) dovrebbe essere tutelata e favorita. Poi è indubbio che la crisi ci mette del suo, ma allora mi pongo alcune domande:

Se moltiplichiamo per un mese i famosi 62,77 euro di sanzione che quotidianamente gravano sulle casse delle aziende, non ricaviamo forse uno stipendio più che dignitoso?

Perché non impiegare questo denaro per assolvere gli obblighi di Legge?

Intesa in questo senso non vi sembra forse una trincea (anche piuttosto instabile) quella della crisi?

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  • Ciò che non si dice, qua, è che i disabili che rispondono ai requisiti della legge non sempre possono eseguire le mansioni di cui necessita l’azienda.
    Anche per i mestieri più semplici ci vogliono alcuni requisiti. A volte anche semplicemente fisici.L’azienda in cui ho esperienza diretta, pur indicando per iscritto al Centro per l’Impiego la sua disponibilità all’assunzione della quota di disabili secondo la legge, non riceve candidature di personale che possa svolgere le lavorazioni di cui si occupa.Naturalmente alla Cgil diranno sempre e solo che la colpa è dell’azienda, anche se contrapporsi al “padrone” mi sembra davvero superato…