Mi lamento sempre del mio lavoro, ma sono un cretino

Perdere il lavoro: una lettera che fa pensare.

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E-mail pervenuta a La Posta di Bianco Lavoro


Qualche giorno fa sono stato per lavoro nella sede milanese di una grossa azienda (ovviamente non farò il nome). Al momento di andarmene però sono rimasto bloccato da uno sciopero. Alcune decine di persone si sono piazzate davanti al cancello e per un po’ di tempo (non molto a dirla tutta),  bloccando ingressi ed uscite. Per quel poco che ho capito un bel po’ di gente lì rischia il licenziamento. C’erano alcuni giovani, ma più che altro madri e padri di famiglia. In quei pochi minuti di attesa forzata mi è venuto da pensare a varie cose: la prima è che quando mi lamento del mio lavoro (cioè sempre), in poche parole, sono un cretino. E’ vero, ci sono milioni di problemi, si potrebbe lavorare molto meglio, lo stipendio non è quello che vorrei, però.. cavolo… io almeno lavoro.

Ho pensato anche che fino a quando non ti capita di salutare con una stretta di mano ed un “buona fortuna ragazzi” chi il suo posto di lavoro lo sta rischiando, non ti rendi conto di quanto sei fortunato ad averlo, il tuo posto. E’ stata una questione di due secondi, a dir tanto. La mia auto non si è neanche fermata, non avevo tempo, ero già in ritardo, come al solito. Forse ho fatto male, o forse no, non sono riuscito a darmi una risposta. Magari, fermarmi a parlare, a chiedere “come va?” O “posso fare qualcosa?” sarebbe stato peggio. Anche perché, che diavolo avrei potuto fare? Però quella veloce stretta di mano mi ha dato un brivido, di solidarietà sicuramente, ma anche di paura. Per un attimo ho immaginato me stesso al posto loro. Ho una moglie che lavora anche lei fortunatamente, ma certo non siamo ricchi. Se perdessimo uno stipendio, se perdessi il mio stipendio, avremmo problemi gravissimi. Come potremmo mantenere dignitosamente il nostro bambino? Già adesso facciamo dei mezzi salti mortali per non andare in rosso.

In ogni caso, la mia conclusione (raggiunta in serata) è stata questa: probabilmente tutto questo è normale; è normale che chi lavora si faccia i problemi del suo lavoro e non si accorga di quali siano quelli di chi un lavoro non ce l’ha (che ovviamente sono molto più gravi). E’ normale, ognuno ha la sua vita e vive quella. Uno impazzisce 8-9 o anche 12 ore al lavoro e poi va a casa e ha i problemi della famiglia. Non si può pensare a tutto, non ci si riesce proprio. E’ normale, ma è sbagliato. Non dovrebbe essere così. Tutti, sia chi prende 500 euro al mese che chi ne prende 5000 (soprattutto) dovrebbe farsi il problema di chi non prende nulla. Almeno moralmente, se non impegnandosi concretamente. Invece spesso si pensa solo a guadagnare quei 50-100 euro appena si presenta la possibilità, e se quest’ultima non si presenta si chiamano subito in causa tutti i santi e si grida all’ingiustizia che regna nel mondo.. Lo faccio anche io, lo dico perché non vorrei passare per quello che vuol fare la morale a qualcuno. Non ne ho né i titoli né la statura. Solo ho voluto raccontare questa storia per condividere un’esperienza che, umanamente parlando, per me è stata tra le più pesanti degli ultimi anni. Grazie.

Edoardo G. – Milano



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