Mercato del lavoro, un approfondimento sugli ultimi dati ministeriali

Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha appena pubblicato la sua nota flash con la quale aggiorna lo stato di salute del mercato del lavoro italiano. Dal dossier emergono interessanti opportunità di analisi dell’occupazione tricolore: cerchiamo di osservarli punto per punto, riassumendo di seguito quelle che sono le principali considerazioni formulabili in relazione al mercato del lavoro nel nostro Paese, a cominciare da una breve introduzione sull’intera area euro.


Mercato del lavoro area euro: come si è chiuso il 2015

Per l’intera area euro, la situazione del mercato del lavoro nel 2015 è sembrata continuare gradualmente a migliorare: l’occupazione è cresciuta, mentre il tasso di disoccupazione è diminuito, pur rimanendo su livelli elevati, raggiungendo a marzo il 10,2%. La crescita dell’occupazione dell’area, nel quarto trimestre 2015, è risultata pari allo 0,3% in termini congiunturali, riconducibile in particolare all’incremento degli occupati nei servizi (+0,4%) e, in misura minore, nell’industria (+0,1%). Il miglioramento dell’occupazione si è inoltre riflesso anche sul tasso di disoccupazione (in calo pressochè continuativo dalla metà del 2013), che si è portato al 10,5% nel quarto trimestre (-0,2 p.p. rispetto al terzo trimestre e -0,9 p.p. rispetto allo stesso trimestre del 2014) e al 10,2% nella stima mensile relativa al mese di marzo 2016, che rappresenta il livello minimo dalla metà del 2011.

Di interesse risulta l’osservazione secondo cui il calo del tasso di disoccupazione ha riguardato sostanzialmente tutti i principali paesi dell’area: quello più basso risulta quello tedesco, che si attesta a marzo poco al di sopra del 4 per cento (4,2%), mentre il più alto è quello greco che supera il 20,0% (24,3%). Nell’area euro è diminuito di 1,5 p.p. anche il tasso relativo ai giovani disoccupati (21,2% rispetto al 22,7% di marzo 2015), che presenta un ampio differenziale tra paesi, il più ampio dei quali, pari a 45 p.p., si può osservare fra la Germania (6,9%) e la Grecia (51,9%, ultimo dato disponibile gennaio 2016) – aggiunge la nota congiunturale.

Italia, la dinamica dell’occupazione

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Per quanto concerne il mercato italiano, nel nostro Paese la dinamica congiunturale dell’occupazione nel quarto trimestre del 2015 è risultata essere stazionaria, per effetto di andamenti contrapposti a livello territoriale, settoriale e relativi alla tipologia di occupazione, dipendente o indipendente, a tempo indeterminato o a termine. È in particolare riscontrabile che il livello dell’occupazione, dopo due trimestri di progressiva crescita congiunturale (+0,4% e + 0,7%), è restato stabile, sia per gli uomini che per le donne. La suddetta stabilità risulta dall’effetto combinato della crescita registrata nel Centro-Nord (+0,4%) rispetto al Mezzogiorno (-0,9%), nel terziario (+0,4%) rispetto ai settori agricolo (-0,7%) e industriale (-0,9%) – in particolare nelle costruzioni (-2,5%) – nonché nell’occupazione dipendente a tempo indeterminato (+0,7%) contro la decrescita osservata in quella a termine (-1,8%) e in quella indipendente (-0,9%).

Ulteriormente, sta proseguendo la crescita degli occupati delle classi di età più anziane (cioè, quelli compresi tra i 50 e i 64 anni), ormai in atto quasi ininterrottamente dal 1997, quando la loro consistenza era pari a circa 3,9 milioni di individui e ora ha superato la soglia dei 7 milioni. I dati provvisori mensili destagionalizzati relativi ai primi tre mesi del 2016 – segnala la nota flash del Ministero – registrano delle oscillazioni che confermerebbero la sostanziale stazionarietà dell’occupazione rispetto alla fine del 2015. In questi mesi l’occupazione media, infatti, cresce solo lievemente (+0,1%) rispetto alla media degli ultimi tre mesi del 2015, con andamenti contrastanti tra il lavoro a tempo indeterminato, che aumenta (+0,5%), e quello a tempo indeterminato, che cala (-2,1%). Da

Cresce ancora l’occupazione

La buona crescita dell’occupazione è proseguita anche nel corso del quarto trimestre del 2015, anche se con minore intensità rispetto ai periodi passati. In particolare, la crescita ha riguardato esclusivamente quella dipendente e interessa sia il tempo pieno che il part time. Il numero degli occupati si è così sviluppato positivamente per 184 mila unità (+0,8%), contro i +247 mila (+1,1%) del trimestre precedente.

Si noti come l’incremento sia stato statisticamente osservato quasi esclusivamente per la componente maschile dell’occupazione (+177 mila) e risulta diffuso in tutte le aree del Paese, in particolare nel Mezzogiorno (+1,2%). Alla crescita tendenziale registrata nel terziario (+1,4%) si affianca quella nell’agricoltura (+3,3%), contro la consueta flessione occupazionale per le costruzioni (con la breve parentesi positiva osservata nel secondo trimestre del 2015), che nell’ultimo trimestre dell’anno risulta pari a – 3,1%.

Ancora, la nota si sofferma a sottolineare come la dinamica tendenziale positiva abbia interessato in misura pressochè esclusiva l’occupazione dipendente, contro un calo significativo del lavoro autonomo (-114 mila unità, pari a – 2,1%). Il numero di dipendenti cresce, infatti, di circa 300 mila unità (+1,8%), di cui +220 mila lavoratori uomini a tempo indeterminato (+2,8%) – contro un calo di 13 mila donne (-0,2%) – e +91 mila a termine (+3,9%). La crescita riguarda, sia i lavoratori a tempo pieno – esclusivamente uomini (+147 mila unità, +1,2%), contro una diminuzione delle donne (-0,7%) – sia a tempo parziale (+83 mila, +2,0%), fra cui rallenta la crescita del part time involontario; l’incidenza del lavoro a tempo parziale sull’occupazione totale raggiunge il 18,8%, dal 18,6% registrato lo stesso trimestre dell’anno precedente – conclude la nota.

Meglio il tempo indeterminato

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L’analisi dei dati di flusso relativi al confronto, a distanza di dodici mesi, tra la condizione professionale posseduta dagli individui nel quarto trimestre del 2014 e nello stesso trimestre del 2015, sta evidenziando una quota costante di lavoratori (rispetto al confronto dell’evoluzione registrata nel periodo IV trimestre 2013 – IV trimestre 2014) che permangono nell’occupazione (93,1%). Considerando gli occupati a termine, si registra un incremento tendenziale di 3,5 p.p. della quota di persone che dopo dodici mesi transitano verso l’occupazione a tempo indeterminato (dal 18,1% al 21,6%), afferma la nota, contro un calo della percentuale di tutte le altre possibili evoluzioni della condizione professionale: quella di disoccupazione (-1,9 p.p., dall’8,8% al 6,9), quella di permanenza nell’occupazione a termine (-0,8 p.p., dal 58,6% al 57,8%), quella di occupazione indipendente (-0,5 p.p.) e quella di inattività (-0,3 p.p.).

Tra i non occupati da almeno 12 mesi, la quota di coloro che passano nell’area dell’inattività cresce da 4,2% a 4,7%, anziché in quella della disoccupazione (da 2,7% a 2,1%). I flussi in entrata e in uscita nel mercato del lavoro, calcolati dal Sistema delle Comunicazioni Obbligatorie, mostrano un significativo incremento delle attivazioni, dovuto quasi esclusivamente alla notevole crescita del tempo indeterminato, a fronte di un calo delle cessazioni.

Le dinamiche sulle permanenze e transizioni della rilevazione Istat sulle forze di lavoro – afferma la nota ministeriale – sono in linea con quelle derivanti dalla Rilevazione del Ministero del Lavoro sui flussi delle Comunicazioni Obbligatorie riferite ad attivazioni e cessazioni di contratti di lavoro dipendente e parasubordinato. Nel quarto trimestre 2015 si sono registrati poco più di 2,5 milioni di attivazioni, in crescita del 7,2% rispetto allo stesso trimestre del 2014 (+169 mila contratti), dovuta quasi esclusivamente al notevole incremento osservato per i contratti a tempo indeterminato, che risultano più che raddoppiati (+371,5 mila), a fronte di un calo significativo dei contratti a tempo determinato (- 123,9 mila) e di collaborazione (-71,1 mila), nonché di quelli di apprendistato (-9,4 mila). Di contro, si osserva un numero di cessazioni pari a 3,1 milioni, in calo del 3,6% (-117,4 mila contratti cessati). Per comprendere meglio i risultati, si fa presente che il numero di contratti attivati e cessati è molto variabile nel corso dell’anno e l’ultimo trimestre è solitamente il periodo con il più basso numero di attivazioni e il più elevato numero di cessazioni.

Per quanto concerne proprio le cessazioni, la media trimestrale nel 2015 risulta pari a circa 2,5 milioni, un valore in lieve calo rispetto alla media del 2014 (-2,4 mila, pari a -0,1%) e inferiore di 104,3 mila contratti rispetto alla media trimestrale delle attivazioni. Si evidenzia, infine, la crescita tendenziale del peso medio per il 2015 delle cessazioni di contratti di durata superiore ai 12 mesi (da 17,2% a 17,7%), contro una diminuzione di quelli di durata fino a 3 giorni (da 20,0% a 19,2%).

Meno cassa integrazione

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La nota evidenzia poi come i dati Istat di contabilità nazionale abbiano mostrato una crescita delle ore lavorate, sia congiunturale (+0,4% ), sia tendenziale (+1,0%), e una diminuzione delle ore di Cig autorizzate (-15,3% l’ultimo dato relativo a marzo 2016 di fonte Inps) e di quelle utilizzate nelle imprese con almeno 10 dipendenti (Fonte Istat), pari a 15,3 ore per mille lavorate, in calo di 11,3 ore rispetto al quarto trimestre del 2014.

Nel quarto trimestre è così cresciuta, ma con meno vigore rispetto al periodo precedente, la dinamica positiva della disoccupazione. Nei primi tre mesi del 2016 le stime preliminari evidenziano un ulteriore miglioramento, in particolare fra i giovani Sul fronte della disoccupazione il miglioramento registrato nel terzo trimestre (-5,3% sul trimestre precedente) rallenta nel quarto, dove si registra in termini congiunturali solo una lieve flessione pari a -2,7 mila disoccupati (-0,1%). Il risultato è la sintesi di una diminuzione registrata per le donne (-27 mila), a fronte di un aumento per gli uomini (+24 mila), e deriva da un calo avvenuto nel Nord del Paese (-14,4 mila), contro una significativa crescita nel Mezzogiorno (+10,5 mila) e una più moderata nel Centro (+1,2 mila). Il tasso di disoccupazione destagionalizzato resta complessivamente stabile rispetto al trimestre precedente (11,5%), mentre si registra una diminuzione per quello giovanile pari a -0,7 punti percentuali (da 39,5% a 38,8%) – chiosa la nota.

Per quanto concerne infine l’analisi dei dati mensili provvisori destagionalizzati, viene osservato come vi sia stata una diminuzione del numero di disoccupati nel periodo gennaio – marzo 2016 rispetto agli ultimi tre mesi del 2015 ( 15 mila unità, pari a -0,5%), in particolare fra i giovani (-32 mila, pari a -5,3%). L’analisi tendenziale evidenzia un calo di 366 mila disoccupati rispetto al quarto trimestre dell’anno precedente (pari al -10,7%), che riguarda maggiormente la componente femminile (-238 mila unità) e interessa tutte le ripartizioni territoriali.

Il tasso di disoccupazione scende all’11,9%, con una diminuzione di 1,3 punti percentuali su base annua, che coinvolge in misura superiore le donne (-1,9 p.p.) e il Mezzogiorno (-1,9 p.p.), seguito dal Centro (-1,6 p.p.). Nel quarto trimestre scende anche il tasso di disoccupazione dei giovani 15-24enni che passa in un anno da 43,3% a 40,0% (-3,3 p.p.).



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