Mercato del lavoro: va un po’ meglio, ma per i giovani mica tanto

Un mercato del lavoro finalmente in ripresa, ma che per i giovani resta un mezzo tabù. Anche se la situazione potrebbe non essere così "grave" come sembra.

Un mercato del lavoro con 23 milioni di lavoratori, di cui 17,7 milioni di dipendenti e circa 6 di autonomi. Rimane “alto” il tasso di disoccupazione giovanile Under 24’ al 30,5 %, mentre è sceso sia il tasso di disoccupazione, sia il numero di inattivi (coloro che non lavorano e non cercano neppure lavoro). Insomma, i dati sul mercato del lavoro sono senza giri di parola incoraggianti, vediamo in dettaglio perché il mercato del lavoro va bene e quali sono gli sviluppi futuri. Lo chiediamo a Francesco Giubileo, ex consigliere di Amministrazione di Afol Metropolitana e oggi coordinatore dell’assistenza tecnica nel progetto Job-Talent il portale del lavoro di Confartigianato Lombardia.Mercato del lavoro


Iniziamo da un giudizio generale sul mercato del lavoro

E’ indubbio che l’andamento generale sia positivo. Anche prendendo i dati dell’Osservatorio sul precariato, emerge chiaramente un quadro positivo, nei primi sei mesi del 2017 ci sono stati oltre 600 mila rapporti in più del 2016 e quasi 400 mila rispetto al 2015, nonostante nel 2017 non ci siano stati gli incentivi contributivi come quelli visti nel “combinato disposto” (sgravi + contratto a tutele crescenti) di due anni fa. Inoltre, questo miglioramento è incredibilmente eterogeneo, va bene ovunque, con punte in Friuli, Marche, Molise, Puglia ed Emilia Romagna.

Quali sono i settori economici protagonisti di questa ripresa ?

Fanno riferimento a due macro-settori: il mondo che naviga attorno al  “turismo” ( commercio all’ingrosso, servizi di alloggio e ristorazione) e quello delle attività professionali, scientifiche e tecniche che rappresentano oltre i 2 / 3 di tutti i nuovi contratti di lavoro creati nel 2017, va bene anche il manifatturiero ma a livelli nettamente inferiori.  Purtroppo la brutta notizia è che questo buon andamento è legato a contratti a tempo determinato e questo perché tale tipo di contratto (modificato con il decreto Poletti) è preferito dalle imprese al contratto a tutele crescenti (introdotto dal Jobs Act).

Allora come si spiega un tasso di disoccupazione giovanile così alto ?

Ecco questo è un bel tema.  Ne parlano, ad esempio, Del Boca e Mundo, autrici del libro “L’inganno generazionale”, nel quale suggeriscono di considerare come indicatore più attendibile l’Incidenza dei disoccupati sulla popolazione, che porterebbe tale tasso al 10 %, un valore onestamente più credibile rispetto al cosiddetto 30,5 %, che fa molto effetto “mediatico”, ma rischia di non avere un corretto riscontro con la realtà.

Come si calcola e che cos’è di preciso l’Incidenza della disoccupazione ?

Il tasso di disoccupazione prende come valore effettivo il rapporto tra disoccupati rispetto al valore della “Forza lavoro” (occupati + disoccupati). L’incidenza è invece il rapporto tra disoccupati e la popolazione attiva 15-24 (in questo caso). Tale popolazione è un valore molto più alto di quello della Forza lavoro, il che significa che il peso dei disoccupati risulta molto più contenuto. L’ipotesi delle due autrici è che il “mercato del lavoro giovanile” sia un mondo estremamente frammentato, dove i periodi di studio e quelli di lavoro (già a 15 anni si può richiedere in presenza dei requisiti la Naspi anche se si è studenti) sono sovrapponibili in molti periodi dell’anno. Il rischio, è che le indagini Istat possano non riuscire, non sempre comunque, a fare centro. Non di meno, va ricordato che in Italia il ciclo secondario dura un anno in più rispetto agli altri paesi dell’Europa Occidentale e questo significa avere un potenziale “esercito”di persone che entra pienamente nel mercato del lavoro un anno dopo.

Quindi i giovani disoccupati sono di meno di quel che si pensa, ma per quelli che cercano lavoro che si può fare ?

Innanzitutto ammetto che c’è un “bacino” di occupazioni, come il manutentore/installatore di impianti elettrici o caldaie, che trova una grossissima difficoltà nel trovare candidati idonei, vuoi perché i giovani non vogliono svolgere questi lavori , vuoi perché in molti casi non si hanno le corrette competenze per svolgere questi lavori. Questo bacino di posti vacanti, se colmato, non è certo la soluzione definitiva al problema, ma certamente può aiutare a costruire un futuro a molti giovani. Analogamente, la possibilità di potenziare “Eures”, un servizio della Commissione Europea per facilitare la mobilità del lavoro potrebbe rappresentare una notevole soluzione. Anche vincolare le istituzioni professionali a percorsi di Apprendistato di I livello gestito dal sistema camerale (come in Germania) potrebbe essere una buona strada da percorrere.  Infine si spera nel concretizzarsi della promesse fatte dal Governo di una concorso pubblico per dipendenti PA che possa “svecchiare” l’attuale organico e inserire nuove generazioni nella struttura.



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