Mercato del lavoro e consumi: che cosa è cambiato?

Come sono cambiati i consumi degli italiani e come si è modificato il mondo del lavoro in riferimento a questo? Vediamolo insieme.

Dieci anni fa è iniziata la grande crisi che ha modificato il modo in cui le famiglie italiane fanno la spesa. Questo cambiamento nei consumi, di conseguenza, ha avuto un impatto su quello che è l’attuale mercato del lavoro. Ma come sono cambiati i consumi degli italiani e come si è modificato il mondo del lavoro in riferimento a questo? Vediamolo insieme.


Il dibattito su consumi e mercato del lavoro

Presso la sede di Articolo1 di Milano  si è svolto il 18 ottobre il workshop“Cambiano i consumi. E il lavoro?” moderato da Fabio Sottocornola del Corriere della Sera. Durante il dibattito, a questo riguardo, la docente di Psicologia del Marketing all’Università di Pavia, Anna Zinola, ne parla raccontando quale impatto abbia avuto il cambiamento delle abitudini dei consumatori sul mercato del lavoro. E’ palese il fatto che è cambiato il modo di vendere, comunicare e produrre. Perché? In un periodo in cui la tecnologia e l’automatizzazione fanno sempre più da padrone, stanno scomparendo le professioni ripetitive lasciando il posto a figure professionali legate al mondo IT come  Sviluppatori Java/HP, Tecnici informatici, Ingegneri Elettronici, Data Scientist, Specialisti Cyber Security, Cloud Architects, eCommerce Manager che però, come affermato dal Direttore Generale di Articolo1 Gianni Scaperrotta, sono estremamente difficili da trovare. Sì è quindi arrivati alla conclusione che è necessaria una maggiore collaborazione fra Università e mercato del lavoro.

Cosa è cambiato?

Durante questo dibattito è intervenuto anche il Direttore Marketing di Mondadori Retail e Consigliere Confimprese Francesco Riganti, il quale ha sottolineato quanto il settore e-commerce e retail stiano registrando importanti valori grazie agli acquisti online da parte dei consumatori, ma anche come le persone stiano riscoprendo il piacere del negozio fisico e del contatto relazionale. A proposito di Retail, i dati sulle conseguenze delle chiusure domenicali che sono emersi, hanno evidenziato un calo di 150mila posti di lavoro che verranno a mancare e che andrà a colpire, in particolare, il settore giovanile e quello delle donne. Ma non solo. Le chiusure domenicali porterebbero una diminuzione del fatturato nel settore del retail del 12% oltre a scoraggiare gli investimenti sia in questo settore che in quello immobiliare.

Interessanti anche i dati emersi da un sondaggio condotto YouTrend per Confimprese il quale ha evidenziato le opinioni dei consumatori italiani a riguardo delle chiusure festive: 2 su 3 dicono di no. Le opinioni dei consumatori a questo riguardo sono le seguenti:

  • il 66% considera l’apertura domenicale dei negozi un’opportunità per far compere insieme alla famiglia;
  • il 61% è consapevole che la chiusura festiva dei negozi ridurrebbe i posti di lavoro;
  • il 77% almeno uno dei componenti della famiglia fa acquisti la domenica, di cui il 37% li fa insieme alla propria famiglia;
  • il 38% dichiara che, in caso di chiusura domenicale, diminuirebbe gli acquisti del 25%.

Mario Resca, Presidente di Confimprese, ha sottolineato che, in un Paese che ha l’11% di disoccupazione, una grossa parte di questo che riguarda i giovani e le cui previsioni per il 2019 prevedono un rallentamento dei consumi, la chiusura domenicale non risulta essere una decisione che porterebbe vantaggi in nessuna direzione.

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