Meno lavoro, meno diritti: a subire di più sono le donne

Viso di donna

 

Uno studio condotto dall’Osservatorio sulla Famiglia dell’Eurispes sulla situazione femminile in Italia, ha messo in luce come la mancanza di lavoro sia non solo causa di malessere economico ma mini alla base anche i diritti fondamentali della persona. Una ripercussione importante che sembra sfavorire maggiormente le donne rispetto agli uomini, che pur rimangono fortemente coinvolti.  Questo perché il ruolo della donna nella società è fortemente condizionato dalle difficoltà che derivano dal work-life balance: a parte i casi di donne in carriera che decidono di seguire le proprie ambizioni a scapito della vita affettiva e coniugale, la realtà vede un esercito di donne che, pur essendo mogli e madri, si dedicano al proprio lavoro e  riescono a conciliare seppur con sacrificio la sfera professionale con quella personale.


Molto spesso la discriminazione a livello retributivo (il cosiddetto gender pay gap) non aiuta: le donne, a parità di condizioni con colleghi di pari livello, sono pagate di meno e questo può scatenare un insidioso senso del dovere che porta a farsi carico di ogni incombenza familiare in ragione del minor contributo economico apportato alla famiglia. La situazione si complica in caso di arrivo di un figlio: la maggior parte delle donne non riesce a mantenere il posto di lavoro, perdendo sia l’indipendenza economica sia la speranza di una realizzazione professionale. E l’unico modo per uscire dall’impasse, è quello della collaborazione di un partner presente e di parenti pronti a dare una mano, laddove non sia possibile avvalersi di collaboratrici domestiche o dei servizi statali.

Ciò che la crisi e la mancanza di opportunità lavorative ha aggravato rispetto a questa situazione è la disuguaglianza di genere, con ripercussioni inevitabili anche sul ruolo della donna in famiglia. In una situazione economica già di per sé instabile e precaria, una madre ha una possibilità di trovare lavoro 10 volte inferiore in media a quella di un padre. In una coppia su 3 la donna non lavora e si occupa unicamente della casa e dei figli mentre in un caso su quattro pur lavorando guadagna meno dell’uomo. Anche nel caso in cui entrambi i coniugi lavorino, la donna ha il 40% in più di possibilità di perdere il lavoro rispetto all’uomo.

La conseguenza è che molte donne si sono viste costrette gioco-forza a rientrare in casa, vanificando anni di studio e formazione, sacrifici a livello lavorativo e soprattutto il diritto ad aspirazioni personali e professionali. Le pressoché scarse prospettive di trovare un impiego hanno spinto molte di loro a rinunciare perfino allo sforzo di cercarlo, sia perché demotivate sia perché indaffarate nella routine familiare quotidiana. Molte di loro svolgendo lavori di ripiego e di necessità, non credono più nel valore della formazione, non avendo ottenuto lavori in linea non solo con le loro aspirazioni ma anche con il titolo di studio conseguito. Va sottolineato inoltre che la rinuncia obbligata al lavoro da parte di uno solo dei partner, spesso fa saltare purtroppo l’equilibrio interno al nucleo familiare.

Questo meccanismo rappresenta come è ovvio una pesante limitazione ai diritti di scelta di una donna, di libertà e di autodeterminazione. Ne emerge un malessere che deve essere ascoltato ma soprattutto curato, attraverso il sostegno delle istituzioni e la costante informazione sulle possibilità esistenti di aggiornarsi e beneficiare di incentivi per l’imprenditoria femminile.



CATEGORIES
Share This

COMMENTS