Meno fallimenti e chiusure, così le imprese riprendono fiato

Stime a ribasso in tutti i settori e in tutti i territori. Con un meno 11,3% alla voce fallimenti che ha segnato il miglior risultato dall'inizio della crisi

Chiariamolo subito: il numero delle imprese italiane che hanno dovuto alzare bandiera bianca di fronte alla crisi arrivando, nei casi più gravi, a chiudere i battenti resta alto. Ma risulta comunque in calo, come documentato dall’ultima analisi realizzata dall’Osservatorio sui fallimenti e le chiusure del Cerved.


fallimenti

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I dati, relativi al secondo trimestre del 2015, hanno rilevato che, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le chiusure sono calate del 6,2% “risparmiando” 18,3 mila imprese italiane. Dall’inizio dell’anno, il numero delle chiusure ha raggiunto quota 38,5 mila unità; un numero importante, ma che – come già accennato – segna comunque una flessione del 6,5% rispetto ai primi 6 mesi del 2014. Buone nuove anche sul fronte dei fallimenti che, tra aprile e giugno, sono calati dell’11,3% facendo segnare il miglior risultato dall’inizio della crisi. Detta altrimenti: in un anno, hanno evitato di spegnere le macchine ben 3,8 mila imprese italiane. E se il numero dei fallimenti rilevato nella prima metà del 2015 resta, comunque, alto (7,6 mila), esso risulta comunque in calo del 6,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. 

E veniamo alle procedure concorsuali non fallimentari ovvero a quelle procedure giudiziarie che scattano quando un imprenditore risulta incapace di saldare i debiti contratti coi creditori. Di fronte a lui può aprirsi lo scenario (poco attraente) del fallimento o la possibilità di ancorarsi a soluzioni che prevedono il rilancio dell’attività o il passaggio a soggetti terzi. E’ su questi ultimi due casi che lo studio del Cerved ha focalizzato la sua attenzione registrando, nei primi 6 mesi del 2015, un calo annuale del 12,1% di tali procedure. Una flessione importante che, secondo i tecnici, è da riferire al crollo dei concordati preventivi, andati giù del 21,6%.

Le stime sono risultate in calo praticamente in tutti i settori: nelle costruzioni, i fallimenti sono diminuiti, in un anno, del 7,4%, le liquidazioni (ossia le chiusure volontarie) sono scese del 14,7% e le altre procedure concorsuali sono crollate del 26,1%. Nell’industria, i fallimenti sono calati del 16,4%, le liquidazioni del 14,8% e le altre procedure del 16,7%. Percentuali meno rotonde, invece, per i servizi che hanno fatto segnare una flessione del 4,5% per i fallimenti, del 14,4% per le chiusure volontarie e del 3,2% per le altre procedure. E se vi state chiedendo dove le imprese italiane hanno ripreso a “boccheggiare” un po’ di più, sappiate che il calo più consistente delle chiusure (pari al 18,3%) si è registrato nel Sud e nelle Isole, mentre i fallimenti sono diminuiti, in proporzioni maggiori (pari all’11,7%) nel Nord-Ovest del Paese. Al Centro, la quota di imprese che, dal secondo trimestre del 2014 al secondo trimestre di quest’anno, sono fallite è rimasta pressoché invariata (-0,4%), mentre le chiusure sono diminuite del 17,8%.



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