Su i voucher e giù i contratti a tempo indeterminato: lo certifica l’Inps

Le agevolazioni concesse l'anno scorso sono state fortemente ridimensionate: ecco perché gli imprenditori stabilizzano di meno i lavoratori

La periodica fotografia scattata dall’ufficio studi dell‘Inps certifica cambiamenti importanti, a più di un anno dall’approvazione del Jobs Act. Dopo il boom dei contratti a tempo indeterminato registrato l’anno scorso, la quota di assunzioni e trasformazioni in contratti stabili si è, infatti, notevolmente assottigliata. Mentre il numero dei voucher continua a crescere vertiginosamente. Per avere un’idea più chiara: se l’anno scorso, il 41,3% dei nuovi rapporti di lavoro avviati, tra gennaio e maggio, era a tempo indeterminato; nei primi 5 mesi del 2016, la percentuale è scesa, invece, al 31,7%, sotto il 33,9% rilevato nello stesso periodo del 2014. Cosa vuol dire concretamente? Che, stando ai dati dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps, si assumeva di più, a tempo indeterminato, quando il Jobs Act non era ancora diventato legge. Fatta eccezione, ovviamente, per i risultati rilevati l’anno scorso, fortemente condizionati dalla “maxi agevolazione contributiva” concessa agli imprenditori privati. Ma procediamo con ordine.

voucher

L’Osservatorio dell’Inps ha rilevato che, tra gennaio e maggio 2016, si sono contate 2 milioni e 76 mila assunzioni, in calo dell’11,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Quelle a tempo indeterminato sono scese del 34% (pari a 280.468 unità), mentre le trasformazioni da contratti a termine a contratti a tempo indeterminato hanno subito una flessione del 37% (75.720 unità). Buone notizie, invece, sul fronte delle cessazioni (ovvero dei licenziamenti): rispetto ai primi 5 mesi del 2015, ne sono state rilevate l‘8,9% in meno. Nello specifico: le cessazioni dei contratti di apprendistato sono diminuite del 19,3%, quelle dei contratti a termine del 9% e quelle dei contratti a tempo indeterminato dell’8%.

Ma torniamo al tracollo delle attivazioni dei contratti a tempo indeterminato, che va spiegato alla luce di quanto previsto dal Jobs Act. Assumere l’anno scorso risultava quanto mai conveniente: gli imprenditori che hanno fatto firmare un contratto a tempo indeterminato godranno, infatti, di un’agevolazione contributiva del 100% per due anni ancora. E quest’anno? La musica è parzialmente cambiata, visto che gli imprenditori intenzionati ad assumere stabilmente non potranno beneficiare di più del 40% delle agevolazioni per i prossimi due anni. Da qui la discesa verticale delle assunzioni e trasformazioni di rapporti a termine, instaurate con la fruizione dell’esonero contributivo. Che, in questi primi 5 mesi dell’anno, non sono andate oltre le 202.267 unità (praticamente la metà di quelle rilevate nello stesso periodo dell’anno scorso). E che – come già detto – risultano in calo anche rispetto a quelle registrate nel 2014, quando il Jobs Act non era ancora entrato in vigore.

Tutt’altro orientamento, invece, per i voucher di valore nominale di 10 euro: tra gennaio e maggio dell’anno in corso, se ne sono venduti più di 56 milioni e 701 mila, mentre nello stesso periodo del 2015, non si era andati oltre i 39 milioni e 662 mila (il 43% in meno). Di più: a farne un uso smodato sono soprattutto la Sicilia (dove la percentuale di voucher venduti è cresciuta, in un solo anno, del 65,7%) e la Campania (+62,2%), ma anche la Toscana che ha quasi raddoppiato le vendite. Mentre gli incrementi più modesti si sono registrati in Valle d’Aosta (+29,7%), in Calabria (+32,9%) e in Friuli Venezia Giulia (+34,8%).

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