Meglio un capo introverso o estroverso?

In tempi di crisi, come quello che stiamo vivendo, ma non solo, un capo espansivo e assertivo non è il migliore dei capi possibili per gestire al meglio un’azienda e guidare in modo efficace i rapporti di collaborazione con i propri dipendenti. Per i ruoli di responsabilità si rivelerebbero più adatti gli introversi e riflessivi. Fino a poco tempo le persone meno estroverse, non erano ritenute adatte per ruoli di guida e di responsabilità, perché ritenute incapaci di motivare e dare ottimismo.


Dalle recenti ricerche ciò si è rivelato assolutamente falso. Tutti quelli che hanno la tendenza a comportarsi con atteggiamenti capaci di catturare l’attenzione degli altri, non sono poi così capaci di coordinare e trarre il meglio dai collaboratori.

Secondo numerose ricerche i lavoratori di un’azienda che sono caratterialmente più intraprendenti lavorano e rendono meglio se guidati da un capo introverso.Un capo introverso e riflessivo, infatti, si rivela più capace di dare spazio e valore alle idee degli altri. I capi carismatici o estroversi invece riescono a gestire meglio i collaboratori “passivi”.

I risultati riguarderebbero uno studio pubblicato sull’Accademy of Management Journal che ha indagato come alcuni tratti, considerati fino ad oggi correlati alla leadership, non siano in realtà in grado di assicurare un incremento di produttività di un gruppo di collaboratori intraprendenti e capaci.

Tre ricercatori provenienti da Harvard e Wharton, in altre parole due tra le migliori scuole di business del mondo, hanno condotto, un’analisi per capire se la “struttura” aziendale, al di là delle apparenze, è più produttiva se è guidata da un capo carismatico ed estroverso, o se invece è meglio se a tenere in mano la guida sia un capo che abbia tra le caratteristiche l’introversione e la riflessività . In un esperimento hanno misurato la produttività di gruppi di lavoro di 130 punti vendita di un’azienda statunitense di consegna di pizza a domicilio. Dai risultati è emerso che quelli guidati da capi estroversi ed espansivi raggiungevano i migliori profitti quando i dipendenti erano caratterizzati in maniera significativa da tratti di passività e remissività. Il contrario, quando invece erano in presenza di intraprendenza.

Se si è estroversi, è molto probabile che si diventerà dei leader, ma tutto ciò, non significa dire essere capaci di contribuire positivamente alle performance del gruppo che si coordina. A queste tipologie di manager, dicono gli studiosi, manca la capacità di assorbire i suggerimenti proposti dai propri dipendenti, e quindi implementare cambiamenti per migliorare le strutture di lavoro. Gli stessi dipendenti e collaboratori hanno di conseguenza la chiara percezione che i loro consigli non sarebbero ascoltati. Quest’aspetto si rivela negativo per ciò che riguarda le possibili innovazioni per migliorare la qualità dell’azienda stessa.

I capi “estroversi”, sostengono gli autori della ricerca, tendono a preferire quello status che gli permette di mantenere una gerarchia basata sull’obbedienza e sulla sottomissione da parte degli impiegati. Questo tipo di leader tende a esercitare la sua influenza non attraverso la ricerca delle idee degli altri, ma attraverso il dominio sugli altri. Questo modello secondo i ricercatori non è certo quello più indicato per indurre partecipazione e produttività in un gruppo di lavoro nei contesti moderni aziendali.

Uno dei paradossi emersi dalle ricerche è che le aziende moderne vogliono capi espansivi e collaboratori intraprendenti. Eppure questa combinazione non è per niente la migliore. Almeno se si vuole guardare a risultati concreti.

In una situazione economica caratterizzata dall’incertezza, da cambiamenti repentini , dicono gli autori, è divenuto sempre più complesso per i leader soprattutto quelli definiti “carismatici”o “estroversi” calare la loro visione dall’alto ottenendo un accettazione passiva da parte dei propri dipendenti. Infatti, i leader aziendali moderni non possono più pensare di avvertire come “minacciose” le proposte dei collaboratori più intraprendenti, perché, anche loro, dipenderanno, sempre più da quei lavoratori che con l’apporto d’idee costruttive, saranno determinanti per la crescita aziendale.



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