Medici di famiglia: verso assistenza 16 ore al giorno

La proposta è stata avanzata dal Comitato di settore Sanità delle Regioni con l'intenzione di "decongestionare", almeno un po', i pronto soccorsi

La proposta che potrebbe rivoluzionare l’assistenza sanitaria di base in Italia è stata formalizzata ieri dal Comitato di settore Sanità delle Regioni. E messa nera su bianco nell’Atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione di medicina generale. Cosa prevede? Che gli studi dei medici di famiglia restino aperti 16 ore al giorno – dalle 8 del mattino fino alla mezzanotte – per tutti i giorni della settimana, domenica compresa. Mentre le emergenze della notte continuerebbero ad essere gestite esclusivamente dai pronto soccorsi.


medici di famiglia

image by kurhan

I vantaggi di una simile proposta sono già stati evidenziati da alcuni osservatori. Che hanno fatto notare come i pazienti potrebbero beneficiare di un’assistenza sanitaria full-time, anche nelle ore solitamente più “scoperte” come quelle del mattino o del primo pomeriggio. Consentendo così ai pronto soccorsi (sempre più affollati e oberati di lavoro) di prendere una “boccata d’ossigeno”, almeno nelle ore diurne. Ma come funzionerebbe esattamente? L’idea è quella di partire da un nuovo modello organizzativo basato sulle Aft (Aggregazioni funzionali territoriali) che garantirebbe la presenza di un medico di famiglia per 16 ore consecutive. Con turni tra vari specialisti all’interno dello stesso studio o una “staffetta” tra medici che ricevono nella stessa zona. I quali potranno collegarsi a un unico database che gli permetterà di conoscere, in tempo reale, il profilo sanitario del paziente.

Il nuovo modello potrebbe portare alla nascita di maxi-ambulatori, con più medici di famiglia disponibili a ricevere, dove sarà possibile effettuare anche analisi, accertamenti diagnostici semplici e interventi di piccola chirurgia. Senza considerare che la proposta formalizzata ieri dal Comitato prevede anche che i Cup chiudano gradualmente i battenti, lasciando agli stessi studi medici l’onere di prenotare visite ed esami. La misura – ben definita sulla carta – non è ancora operativa. Per diventarla manca, infatti, il beneplacito della Sisac (Struttura interregionale sanitari convenzionati) che dovrà riaprire le trattative coi sindacati di settore.




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