L’outplacement e la ricollocazione del personale

Che cos'è e a cosa serve l'outplacement. Un modo efficace di affrontare le crizi aziendali con esuberi di personale

L’outplacement è un servizio di consulenza, di supporto, per il ricollocamento del personale in uscita dall’azienda, la quale, richiede tale prestazione a società specializzate nel settore che aderiscono all’AISO (Associazione Italiana Società di Outplacement) e accreditate dal Ministero del Lavoro, come le Agenzie per il lavoro, (tipologia “d” secondo la codifica della legge) operative dall’entrata in vigore del dlgs 276/03 (Legge Biagi). L’outplacement, che letteralmente significa piazzare, collocare fuori, nasce in USA negli anni ’60 dove fu utilizzato per la prima volta dalla Nasa in seguito alla famosa missione che portò allo sbarco dei primi uomini sulla Luna (Progetto Apollo) la quale, al suo termine, si vide costretta a ridurre notevolmente il numero del personale specializzato. L’ente spaziale americano, invece di procedere con il licenziamento, fece richiesta del servizio di outplacement riuscendo a riqualificare e a riposizionare professionalmente molti dei suoi dipendenti in altri settori e contesti lavorativi. Il servizio di outplacement ha quindi l’obiettivo di “favorire il ricollocamento ” e la riqualificazione di persone che si trovano a perdere il posto di lavoro.


 

Outplacement

 

L’outplacement  come guida

Per avere una chiara idea a proposito, si può pensare all’outplacement come ad una guida, che sostiene e accompagna il lavoratore in uscita da un’azienda nella ricerca di nuove opportunità d’inserimento nel mercato del lavoro. Ma cosa significa per il lavoratore avvalersi del servizio di ricollocamento? Entrando nel vivo della questione, per prima cosa è importante sfatare il mito che le società di outplacement si occupino di trovare un nuovo posto di lavoro alle singole persone. A queste ultime non viene detto “non preoccupatevi, perché se state per essere licenziati vi forniremo al più presto il nome di una nuova società in cui sarete sicuramente assunti”. Si tratta invece di aziende che lavorano per facilitare un processo che consente al lavoratore in uscita o in mobilità di valorizzare le proprie capacità ed inserire nella sua borsa degli attrezzi gli strumenti giusti per rimettersi in corsa ed affrontare il competitivo mercato del lavoro in modo adeguato ed intelligente.

Per fare un esempio basta riflettere sulla smisurata quantità di cv inviati e sulle migliaia di candidature che quotidianamente si annoverano per questa o quella posizione lavorativa, per comprendere la qualità che offre un intervento mirato in tal senso. Sapere di non essere lasciati soli e brancolanti nel buio e di avere l’assistenza di un consulente esperto in risorse umane che prende in carico il lavoratore dall’orientamento fino alla ricerca attiva del lavoro, non sarà certo la panacea di tutti i mali, ma può essere un valido e prezioso aiuto per reinserirsi autonomamente nel mondo del lavoro in tempi ragionevoli.

L’ outplacement può essere di tipo individuale o di tipo collettivo. Nel primo caso, l’azienda che richiede e paga il servizio ad una di queste società aderenti all’AISO, trova un accordo diretto con il dipendente in uscita, che può essere un dirigente o un funzionario, il quale a sua volta s’impegna ad aderire al metodo proposto dal consulente della società che mette a sua disposizione tutte le risorse utili per il conseguimento dell’obiettivo. La sua durata è a tempo indeterminato, ovvero fino a quando il lavoratore non trova un nuovo impiego lavorativo e prevede una metodologia articolata in fasi e mirata ad ottenere in tempo breve il riposizionamento professionale del lavoratore.

Gli step dell’outplacement

Il primo step infatti, è un colloquio conoscitivo con il candidato, che si tiene o nella sede della società di outplacement più vicina o nell’azienda stessa. Gli incontri hanno in primis lo scopo di rassicurarlo, di sostenerlo psicologicamente cercando di rendere meno traumatico questo difficile momento. Secondariamente, la finalità è quella di ricostruire la propria carriera, stabilendo attraverso una pianificazione strategica punti di forza e debolezza, le opportunità offerte ed eventuali ostacoli o difficoltà che possono presentarsi. Inoltre, al lavoratore vengono forniti appositi strumenti attraverso i quali lo stesso giunge ad individuare le sue reali competenze e le sue aspirazioni per il futuro, correlando quest’ultime all’effettiva domanda esistente sul mercato.

Il secondo step, prevede la realizzazione di un pacchetto professionale per il riposizionamento sul mercato del lavoro. Il candidato viene formato specificatamente su come promuoversi e presentarsi ai nuovi datori di lavoro con determinazione e maggiore sicurezza. Ad esempio, viene aiutato nella scrittura e nell’aggiornamento del suo curriculum vitae, della lettera di presentazione, affiancato nei colloqui da sostenere e se necessario, preparato ad acquisire nuove abilità e strategie di completamento al suo bagaglio formativo. In terza ed ultima fase, egli mette in atto quanto acquisito. Il candidato, pur continuando ad avvalersi del servizio di assistenza della società, che mette a sua disposizione una rete d’informazioni e di relazioni utili per ottenere contatti con il mercato del lavoro, deve attivarsi personalmente selezionando le offerte più in linea con le proprie caratteristiche ed il proprio profilo lavorativo vendendo se stesso come se fosse il miglior prodotto sul mercato che quell’azienda possa comprare in quel dato momento.

Outplacement collettivo

Il servizio di outplacement collettivo viene attivato quando l’azienda si trova in condizioni di più ampia riorganizzazione o ristrutturazione, come trasferimenti di sedi o reparti, chiusura di siti o impianti, ed è costretta a mettere in uscita più di un proprio collaboratore. Il servizio è rivolto a gruppi di lavoratori come operai ed impiegati, è sempre a carico dall’azienda, che in tale circostanza deve però negoziare con le parti sociali, come ad esempio i sindacati. Negoziare in tal senso è utile anche per favorire un clima lavorativo più sereno, smorzando le tensioni derivanti dagli scioperi e riducendo i casi di assenteismo. Gli outplacement collettivi hanno una durata predefinita ed in genere prevedono un’analisi della situazione aziendale prima di stilare un progetto che abbia i requisiti necessari per far fronte alla situazione in cui si trova l’azienda. Segue una fase di valutazione e di verifica degli aspetti considerati e se il progetto è ritenuto valido, viene integrato come supporto nell’accordo sindacale.

A tal punto sorge spontaneo chiedersi quali sono i vantaggi per le aziende che richiedono la prestazione ad una società di outplacement? In generale si può pensare alla classica condizione di trovarsi tra l’incudine ed il martello, in quanto l’azienda vivendo un momento di difficoltà e di crisi deve provvedere ad affrontare e gestire i cambiamenti, a volte radicali, che derivano dal doversi riorganizzare e riadattare a nuovi scenari organizzativi. A fronte di ciò il servizio di outplacement è per l’azienda una specie di air-bag che provvede ad attenuare le conseguenze negative che potrebbero derivarne, non solo in termini di costi. Basti pensare infatti alle mensilità dovute al dipendente in caso di licenziamento. Vi sono poi anche implicazioni a livello sociale. Gestire positivamente ed in modo costruttivo la separazione da un proprio collaboratore per l’ azienda equivale a mantenere una buona immagine di sé, evitando d’incorrere in conflitti che inasprirebbero maggiormente i rapporti sia con gli ex dipendenti che con il personale che rimane a lavorare in azienda.

 

Paola Petullà

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