Lotta al caporalato: al via Protocollo Governo-sindacati- associazioni e Terzo Settore

Al centro dell'accordo, la volontà di potenziare gli strumenti di contrasto allo sfruttamento e di valorizzare le buone pratiche nelle campagne

L’unione fa la forza: sembra essere questo il detto a cui si sono ispirati i tanti soggetti coinvolti nella firma del Protocollo che mira a porre un freno alla pratica del caporalato nelle campagne italiane. L’accordo, siglato ieri, ha infatti sancito la nascita di una “rete” – politica e sociale – che si propone di rafforzare gli strumenti di contrasto allo sfruttamento dei lavoratori (soprattutto stranieri) impiegati nei campi. Che vivono, molto spesso, in condizioni disumane. Oltre ai ministeri dell’Interno, del Lavoro e delle Politiche Agricole, a dare il loro contributo saranno anche i sindacati, sei Regioni (quelle più provate dalla piaga del caporalato), associazioni di categoria e del Terzo Settore. Tutti uniti dall’unico intento di rendere il lavoro nelle campagne più sicuro e dignitoso.


Le Regioni direttamente coinvolte sono quelle in cui, negli ultimi anni, si sono registrati gli episodi di sfruttamento più eclatanti: Basilicata, Calabria, Campania, Piemonte, Puglia e Sicilia. Mentre tra le associazioni di categoria, hanno dato la loro disponibilità la Coldiretti, Confagricoltura, Cna, Cia, e Copagri. A firmare sono state anche associazioni impegnate nel sociale come la Caritas, Libera e la Croce Rossa Italiana, che sperano di potenziare il loro sostegno ai lavoratori vessati dai “caporali”. L’accordo siglato ieri assegna al ministero del Lavoro il compito di organizzare e promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione sulla tutela della salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e al ministero delle Politiche Agricole quello di coordinare i controlli su tutto il territorio nazionale. Le operazioni di lotta al caporalato verranno finanziate con il PON (Programma Operativo Nazionale) Legalità e con il Fondo Asilo Migrazione e Integrazione messi a disposizione dal dicastero dell’Interno. Mentre le Prefetture faranno da “cabine di regia” individuando i progetti da realizzare nei vari territori.

“Dobbiamo impegnare le forze in un’operazione di trasparenza per combattere chi sfrutta e sostenere chi produce in condizioni di legalità”, ha dichiarato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo. Che ha aggiunto: “Occorre combattere, senza tregua, il becero sfruttamento che colpisce spesso la componente più debole dei lavoratori agricoli, con pene severe e rigorosi controlli, ma serve anche una grande azione di responsabilizzazione di tutta la filiera, dal campo alla tavola, per garantire che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali – ha precisato il numero uno della Coldiretti – ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro”.

“Il protocollo è di fondamentale importanza per accendere i riflettori su una realtà drammatica nella quale la Croce Rossa Italiana è quotidianamente impegnata nel supporto ai più vulnerabili, anche e soprattutto grazie alla nostra rete capillare sul territorio – ha affermato il presidente nazionale dalla Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca – Già nel passato, siamo intervenuti in contesti dove i lavoratori sfruttati erano sostanzialmente abbandonati, cercando di portare generi di primo soccorso, acqua e cibo, entrando in insediamenti informali e veri e propri ghetti ai margini delle nostre città. Con la firma del protocollo con le istituzioni nazionali e le Regioni, le associazioni di categoria e quelle umanitarie -ha continuato Rocca – si mette in campo un meccanismo positivo di vicinanza a chi viene sfruttato. Non devono esistere lavoratori di serie A o di serie B: c’è chi sfrutta la disperazione e la povertà per avere manodopera a basso costo, senza alcun diritto garantito”.



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