L’invidia nel posto di lavoro: alcune considerazioni

Siamo spesso propensi a pensare che "l'erba del vicino sia sempre più verde". Ma è davvero così?

Desiderare quello che non si ha non è, di per sé, negativo. Aspirare a crescere, cambiare mansione e – perché no? – a guadagnare di più è, anzi, per certi versi fisiologico e sano. Ma le cose possono sfuggirci di mano e trasformarsi in una vera e propria ossessione. Quello dell’invidia è un sentimento assai diffuso nell’ambiente di lavoro. Dividere la stanza con un collega che colleziona encomi mentre noi fatichiamo a  farci notare dal capo può essere logorante. Come gestire la frustrazione? Che mantra occorre salmodiare per non cedere all’insano impulso di sabotare il suo lavoro e screditarlo agli occhi di tutti? Una ricetta vera e propria non esiste, ma qualche semplice considerazione sull’argomento potrà forse aiutarci a dare il giusto peso alle cose e a valutarle con più lucidità.


invidia

Partiamo col dire che l’invidia è, quasi sempre, sintomo di insicurezza e di bassa autostima. Desiderare intensamente quello che gli altri hanno o fanno equivale a sottolineare una nostra mancanza o ad enfatizzare un nostro limite. Potrebbe non essere necessariamente pericoloso, ma quando questo ingenera un pesante complesso di inferiorità, allora è il caso di intervenire. Per scacciare via l’invidia che minaccia di logorare la nostra psiche e di inficiare i rapporti con gli altri, può essere sufficiente lavorare su noi stessi. Occorre innanzitutto riprendere consapevolezza dei nostri mezzi e delle nostre capacità e concentrarci sugli aspetti positivi della nostra vita e – nello specifico – del nostro lavoro. Cerchiamo quindi di  sviluppare un sentimento di gratitudine nei confronti di quello che già abbiamo e “sintonizziamoci” su noi stessi, lasciando sullo sfondo quello che accade agli altri. Per dare il meglio di sé e aspirare a fare passi avanti, occorre essere concentrati e focalizzati su sentimenti positivi. L’invidia, di certo, non lo è.

A volte abbiamo la percezione che tutti siano più fortunati di noi. Che stiano meglio, abbiano un lavoro più gratificante e riescano a godersi la vita in maniera piena. Fermiamoci a osservare meglio e valutiamo le cose con più attenzione. Le apparenze spesso ingannano e lasciano nella penombra dettagli importanti. Se il nostro vicino di scrivania, che ha appena ottenuto una promozione, è diventato l’oggetto della nostra invidia, chiediamoci se siamo realmente interessati a ottenere quello che ha lui. Abbiamo ben chiaro in mente quello che dovremmo fare? Siamo disposti a lavorare di più? Vogliamo davvero rinunciare a ciò che abbiamo e dedicare più tempo all’ufficio? Spesso, a darci fastidio, è soltanto il successo altrui. E l’errata convinzione che “l’erba del vicino sia sempre più verde” della nostra. Ma è davvero così?

E se dopo tutte queste considerazioni, non fossimo ancora riusciti a liberarci dal giogo dell’invidia? Chiedere aiuto può essere la soluzione. Se il collega più popolare dell’ufficio continua a comparire nei nostri incubi notturni, mettendo a dura prova la nostra bile, forse è il caso di parlarne con qualcuno. Sfogarsi con un amico, a volte, più bastare; ma nei casi più complessi, è bene rivolgersi ad uno specialista. Che potrà aiutarci a capire se siamo invidiosi dello status del nostro collega o di quello che effettivamente fa. E’ una differenza non da poco: nel primo caso, potremo impegnarci per rivalutare e godere, anche noi, di quello che abbiamo già. Nel secondo caso, dovremo invece predisporci al cambiamento. Se vogliamo metterci “in pari” col nostro vicino di scrivania (quello che ha ottenuto la promozione mandandoci in tilt), dovremo lavorare sodo e darci da fare. L’invidia, se “diagnosticata” per tempo e curata con metodo, può avere i suoi effetti positivi. Può fare da pungolo e spianare la strada a un’importante crescita professionale e personale.



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