Linguaggio del corpo: 7 errori da evitare durante il colloquio

Per convincere il selezionatore, non basta essere bravi. Occorre impegnarsi sul serio e imparare a comunicare efficacemente con gli occhi e con le mani. E non solo

Durante il colloquio di lavoro può capitare di tutto. L’ansia e il nervosismo possono giocare brutti scherzi e vanificare giorni di certosina preparazione. C’è chi pensa di essere pronto ad affrontare il selezionatore e si ritrova a farfugliare risposte confuse. E chi, al contrario, teme di non riuscire a proferire parola e si scopre insolitamente disinvolto. Ma mettiamolo subito in chiaro: affrontare un colloquio di lavoro non significa solo rispondere a delle domande. I reclutatori non si limitano ad ascoltare ciò che i candidati dicono loro, ma vanno oltre, scrutando e “radiografando” ogni singolo gesto o movimento. Prestano, insomma, la massima attenzione anche al linguaggio del corpo, che è dunque bene imparare a padroneggiare.


L’argomento appassiona, da sempre, gli addetti ai lavori: quanto i nostri occhi, le nostre mani o i nostri piedi possono tradirci, quando ci troviamo in una situazione di stress? Tanto. E quanto il linguaggio del corpo può condizionare la valutazione di chi si occupa della selezione del personale? Altrettanto. Per ottenere il lavoro, bisogna puntare su competenza e professionalità, ma a volte può non bastare. A compromettere tutto può essere una stretta di mano poco convinta o un movimento mal calibrato delle braccia. I selezionatori più navigati realizzano, nell’arco dei primi 5 minuti, se la persona che sta loro di fronte ha qualche chance di entrare in azienda. Sanno leggere correttamente ogni segnale e andare oltre la superficie delle parole che vengono pronunciate. Fanno attenzione al modo in cui il candidato entra nella stanza, a quello in cui si siede o si congeda da loro e affidano il giudizio finale a uno screening accurato, che tiene conto di tutto.

7 errori del linguaggio del corpo che possono compromettere il colloquio di lavoro

Lo conferma uno studio condotto da Career Builder e Adecco secondo cui i selezionatori hanno una scarsa tolleranza per certe “sgrammaticature” del corpo. Da qui l’idea di realizzare un’infografica, dedicata a chi si prepara ad affrontare il colloquio di lavoro e rischia di “cadere”, per colpa di un gesto o di una postura sbagliata. Per avere qualche chance in più, si può partire da qui, impegnandosi a non commettere questi 7 errori:

#1. Non sfuggire allo sguardo. Il contatto visivo è importantissimo. Chi tende a non guardare negli occhi l’interlocutore fatica ad entrare in empatia con lui. Succede anche durante il colloquio di lavoro: il candidato che sfugge allo sguardo del reclutatore e incrocia raramente i suoi occhi stenta a guadagnarsi la sua considerazione perché dimostra insicurezza e inaffidabilità. E’ il modo peggiore di iniziare. Per evitare questo errore, è bene fare pratica e abituarsi a comunicare efficacemente (anche) con gli occhi che – come si sa – sono lo specchio dell’anima.

#2. Non muoversi troppo. Toccarsi ripetutamente i capelli o il viso non è una buona mossa. Così come non lo è agitarsi continuamente sulla sedia. Il candidato che fatica a stare fermo dimostra di non saper gestire la tensione e rivela scarsa fiducia nei propri mezzi e/o nella propria preparazione. Per convincere il selezionatore, occorre avere il controllo di sé: non si tratta di essere rigidi (chi si mostra “legnoso” piace, anzi, ancor meno), ma di imparare a utilizzare, in maniera corretta, le proprie mani. Che possono episodicamente enfatizzare il senso delle parole che vengono pronunciate.

#3. Non mostrarsi troppo seri. Relazionarsi con una persona avara di sorrisi non è un’esperienza particolarmente gratificante. Il candidato che si presenta con la faccia tirata e si mostra eccessivamente serio porterà il reclutatore a dedurre che è un soggetto infelice, insoddisfatto, cupo o frustrato. Sia ben chiaro: ridere durante il colloquio di lavoro non è opportuno (a meno che il selezionatore non abbia reso talmente informale la situazione da potersi eccezionalmente “sbottonare”), ma sfoderare qualche sorriso al momento giusto sì. I tipi più seri dovrebbero provare a rilassarsi e sforzarsi di ridere un po’, prima di affrontare l’intervista.

#4. Non sbagliare la presa. Il ruolo che può giocare la stretta di mano è nodale. Stando a quanto rilevato dalla ricerca, il 21% dei candidati viene scartato, a causa di una stretta poco convinta. Che, ca va sans dire, non lascia il segno. Chi stringe debolmente la mano della persona a cui si presenta veicola solitamente un messaggio di scarsa convinzione ed affidabilità. La sua presunta mancanza di grinta può indurre il reclutatore a “farlo fuori” in maniera sommaria. Il consiglio è quello di allenarsi a non sbagliare la presa e di stringere le mani in maniera ferma, senza dimenticare di guardare negli occhi chi si ha di fronte.

#5. Non stare curvi. Studi scientifici hanno dimostrato che stare curvi è un’abitudine di chi ha scarsa fiducia in se stesso. E che una postura dritta può aiutare a guadagnare sicurezza. I selezionatori sono alla ricerca di persone capaci, preparate e dinamiche, che comunicano la loro voglia di fare anche con il linguaggio del corpo. Bisogna, insomma, mostrarsi all’altezza (anche fisicamente): puntare i piedi per terra, sistemarsi compostamente sulla sedia e tenere la schiena ben dritta.

#6. Non incrociare le braccia. Lo sanno anche i bambini: chi tiene le braccia chiuse manifesta (fisicamente) il proprio disagio e la propria difficoltà, di fronte ai quali tende ad assumere un atteggiamento difensivo. Nulla di più sbagliato: occorre fare lo sforzo di tenere le braccia aperte, di sistemare una mano sul grembo e di lasciare l’altra libera di muoversi (ma non troppo!).

#7. Non annuire in continuazione. Fare sì con la testa non è certo un errore, a meno che non lo si faccia in maniera continuativa e ossessiva. Il selezionatore potrebbe irrigidirsi davanti a tanto manifesto consenso e pensare – paradossalmente – di essere preso in giro o tenuto in scarsa considerazione. E quindi? Meglio limitarsi ad annuire non più di 2/3 volte, durante il colloquio di lavoro, selezionando i passaggi più importanti della conversazione. La fiducia dell’interlocutore non si conquista dandogli sempre ragione, ma dimostrando di prestare la giusta attenzione a quello che dice.

Il linguaggio del corpo può compromettere rovinosamente il colloquio di lavoro. O spianare la strada a un successo pieno. Chi si prepara ad affrontare la prova della selezione, deve tenere a mente che ogni dettaglio va curato con attenzione. In ogni fase dell’incontro. Per essere più chiari: quando si entra nella stanza del recruiter, bisogna evitare di procedere con passo malfermo e goffo, sfoderare un sorriso sincero e stringergli la mano in maniera convinta. Anche il congedo ha un peso non indifferente: a conclusione dell’intervista, non bisogna affrettarsi ad abbandonare la stanza (è l’atteggiamento di chi dimostra di essere stato in difficoltà e sente il bisogno di scappare e di levarsi, al più presto, dall’imbarazzo), ma prendersi il giusto tempo per recuperare le proprie cose e ringraziare l’intervistatore. La prima impressione è spesso quella che conta, ma anche l’ultima può incidere in maniera importante.

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