L’ incontro tra domanda e offerta di lavoro, parliamone un po’ (1°parte)

Che cos'è esattamente l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, perché non avviene? Cerchiamo di capirci qualcosa in più

L’assenza cronica di lavoro è aggravata dal mancato incontro tra domanda e offerta. Più semplicemente, un numero maggiore di individui avrebbe un posto di lavoro, se tale incontro avvenisse più spesso.


Incontro-tra-domanda-e-offerta

Ma cos’è, precisamente, l’ incontro tra domanda e offerta di lavoro? E perché è così complicato? Chissà in quanti si saranno fatti queste e mille altre domande a riguardo. Proviamo a dare qualche risposta. Innanzitutto va detto che in tempi di crisi permanente, il lavoro effettivamente manca. Con questo s’intende che la domanda quantitativa di lavoro delle imprese, vale a dire il numero di lavoratori richiesti dalla totalità delle aziende in attività, non è in grado di coprire totalmente l’offerta, ovvero quel numero è inferiore a quello della somma degli individui alla ricerca di un impiego.

Questo fenomeno è endemico. Salvo miracoli, non esisterà mai, in un società strutturata come quella contemporanea, la copertura totale dell’offerta di lavoro. Proprio per questo sono stati previsti, a vari livelli, i cosiddetti ammortizzatori sociali. Il problema maggiore però non sta nel fatto che “non accadrà mai che tutti abbiano un posto di lavoro”, ma molto più semplicemente nelle percentuali di chi ce l’ha e chi non ce l’ha, un lavoro. Un Paese con una disoccupazione al 5% è una cosa, un altro il cui tasso di chi non ha un lavoro e lo cerca è al 12%, è ben altra. Tale tasso però, come abbiamo accennato, non è solo influenzato dal fatto che di lavoro ce ne sia poco, ma anche da un’altra oggettività, vale a dire che per un buon numero di posti disponibili non si trova il lavoratore ideale. Perché avviene tutto questo?

La teoria complottista

Negli ultimi giorni ha fatto abbastanza discutere la notizia per la quale in Europa mancherebbero 900.000 mila addetti all’ICT. Nel 2015 il numero potrebbe addirittura crescere e superare di gran lunga il milione. L’obiezione, immediata, sollevata da alcuni lettori suona più o meno così: “ ma con tutti gli informatici che cercano lavoro, anche all’estero, come diavolo è possibile che ci siano 900.000 posti liberi?” Già che ci siamo, aggraviamo la situazione dicendo che notizie simili sono cicliche. Escono più o meno ogni anno e riportano “suppergiù” la stessa situazione, gli stessi dati, con variazioni numeriche che, date le dimensioni del problema, hanno rilevanza relativa.

Tutto questo potrebbe addirittura far pensare che qualcuno ci stia “prendendo in giro”, che quei dati siano falsi e messi lì in qualche maniera per far vedere che comunque il lavoro c’è, quando invece proprio non c’è, con la solita complicità dei giornalisti e degli operatori dell’informazione in genere. Una teoria complottista, se vogliamo chiamarla così, che seppure può avere una sua ragion d’essere (e la ragione, la prima almeno, è lo scoramento dettato da un’estenuante e talvolta apparentemente impossibile da concludere ricerca di lavoro), è sostanzialmente sbagliata.

L’ incontro tra domanda e offerta: il caso degli informatici

Non è dato sapere, o comunque non è attualmente verificabile “l’esattezza numerica nella realtà” dei dati sopracitati, ma va detto che questi ultimi vengono raccolti da enti, istituzioni od operatori del settore, pubblici o privati che si avvalgono della collaborazione di fior di professionisti, i quali a loro volta utilizzano metodi e strumenti di alto livello, già precedentemente testati ed avvalorati. E Allora? Allora, quei posti ci sono, ma… Per spiegare il problema facciamo un esempio concreto: i numeri che riporteremo, fatto salvo quello che fa riferimento alla notizia di cui sopra, sono inventati ed i ruoli professionali citati a puro titolo di esempio ma ciò che è importante è il concetto: nel caso dei 900.000 posti nell’Ict, va detto che il termine “informatico”, non identifica una figura professionale precisa, ma un vero e proprio “mondo”.

All’interno di quella macro-categoria, si muovono una miriade di ruoli professionali , talvolta diversissimi tra loro per settori d’operatività, formazione, strumenti utilizzati, obiettivi da raggiungere e via dicendo. Se 100.000 sistemisti (e ci sarebbe da discutere su quale tipo di sistemisti) cercano un posto di lavoro, ma la disponibilità è di 20.000, in 80.000 rimarranno senza lavoro (o almeno senza quel lavoro), fino a quando uno di quei posti si libererà, ma nel frattempo il numero originale potrebbe modificarsi, aumentando (ovvero 20.000 assunzioni, ma al posto di restarne 80.000 ne restano, ad esempio, 85.000) o diminuendo (alcuni sistemisti potrebbero aver trovato lavoro in altri campi ed aver optato per quella soluzione).

Parallelamente, se in tutta Europa c’è necessità di 30.000 tecnici informatici specializzati in determinate aree e di 10.000 ingegneri informatici per i quali è richiesto un preciso tipo di indirizzo di laurea, o uno specifico master, ma i lavoratori esistenti con quei requisiti (vale a dire l’offerta di lavoro) sono solo 200 per i primi e 500 per i secondi, quella “domanda di lavoro” non verrà soddisfatta e, soddisfatta, potrebbe anche non esserlo mai. Pensiamo ad esempio al fatto che le aree tematiche in cui la domanda di lavoro è superiore all’offerta potrebbero essere in un periodo di forte sviluppo. Quella domanda aumenterà e l’offerta non sarà forse mai in grado di soddisfarla.

Probabilmente non è colpa di nessuno, ma se anche ci fossero responsabilità da attribuire, sarebbe quasi sicuramente impossibile scoprire a chi attribuirle e, comunque, per mitigare il problema servirebbe a ben poco. Nella seconda parte cercheremo di capire quali sono le ragioni di fondo del verificarsi di simili situazioni e cosa si potrebbe fare per diminuirne gli effetti, favorendo così l’incontro tra domanda e offerta ed aumentando di conseguenza i livelli occupazionali.




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