L’importanza delle soft skills, un confronto internazionale

I selezionatori britannici apprezzano i candidati che promettono di comportarsi bene all'interno dell'azienda; quelli francesi puntano più sulle doti individuali. E in Italia?

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. E quando la selezione si fa difficile, i candidati iniziano ad ingegnarsi. Come? Impegnandosi a lasciare il segno in ogni modo possibile ed a proporsi come le migliori risorse disponibili sulla piazza. Non è un’operazione di poco conto: come ognuno di noi sa bene, la concorrenza si è fatta spietata ed essere capaci e titolati può non bastare. Per questo, gli esperti suggeriscono di andare oltre dedicando la giusta attenzione alle soft skills, ovvero alle competenze trasversali che ci rendono unici. E che, sempre più spesso, aiutano i selezionatori a diradare le nebbie. Ma quali sono le soft skills più richieste dal mercato? Conoscerle può aiutare a fare centro.

Ad approfondire l’argomento è stato Joblift, una piattaforma straniera che assiste i suoi utenti nella ricerca del lavoro. Nello scorso mese di giugno, ha confezionato uno studio teso ad individuare le soft skills più richieste nel Regno Unito, in Francia, in Germania e nei Paesi Bassi. Ecco cosa ne è venuto fuori.

Le 5 soft skills più richieste nel Regno Unito

  1. La dedizione/L’impegno
  2. Le capacità comunicative
  3. La fiducia in se stesso
  4. La motivazione
  5. La flessibilità

Le 5 soft skills più richieste in Francia

  1. L’autonomia
  2. Il rigore/ La precisione
  3. Le capacità comunicative
  4. La dinamicità
  5. Lo spirito di squadra

Le 5 soft skills più richieste nei Paesi Bassi

  1. La flessibilità
  2. Le capacità comunicative
  3. Lo spirito di squadra
  4. La proattività (ovvero la capacità di prevedere le situazioni anziché subirle)
  5. La motivazione

Le 5 soft skills più richieste in Germania

  1. Lo spirito di squadra
  2. L’affidabilità
  3. L’impegno
  4. Le capacità comunicative
  5. La flessibilità

Cosa rileva lo studio: analisi e conclusioni

Scorrendo le classifiche stilate da Joblift, ci si rende immediatamente conto che le capacità comunicative vengono premiate in tutti e quattro i Paesi. A dimostrazione di quanto i selezionatori britannici, tedeschi, olandesi e francesi considerino importante che i candidati riescano non solo ad esprimersi bene, ma anche (e soprattutto) a rapportarsi in maniera empatica ed efficace con gli altri. Tra le soft skills più richieste compaiono anche lo spirito di squadra e la flessibilità (presenti in 3 classifiche su 4), seguite dall’impegno e dalla motivazione (presenti in 2 classifiche su 4). Per il resto, i selezionatori britannici sembrano attenzionare tratti caratteriali diversi da quelli presi in considerazione dai loro colleghi francesi, olandesi e tedeschi, durante un colloquio di lavoro.

Di più: l’analisi condotta da Joblift ha messo in evidenza come nel Regno Unito si dia maggior credito ai comportamenti che le risorse adottano nei confronti dell’azienda, mentre in Francia si preferisca puntare sulle loro doti individuali. Cosa vuol dire? Che se in Inghilterra si tende ad investire su un candidato dedito, motivato e flessibile; in Francia si è più avvezzi a scommettere invece su uno autonomo, preciso e dinamico. Mentre i reclutatori tedeschi e olandesi tengono conto sia delle soft skills che riguardano i comportamenti interpersonali che di quelle che definiscono la condotta all’interno dell’azienda.

E in Italia? Quali sono le competenze trasversali più richieste nel Bel Paese? L’indagine condotta da Joblift non ne fa cenno e nessuno studio aggiornato fornisce dati precisi. Ma in linea di massima, le preferenze dei selezionatori italiani non dovrebbero discostarsi troppo da quelle dei loro colleghi d’oltralpe e d’oltre Manica. A impressionare sempre positivamente, durante un colloquio di lavoro, è infatti l’empatia e la socievolezza tradita dal candidato. Insieme all’entusiasmo, alla motivazione, alla passione, alla lealtà, all’affidabilità e alla capacità di lavorare bene in gruppo. Ma non si trascurino anche altri elementi: le aziende più competitive non disdegnano di premiare, in fase di selezione, candidati intuitivi, organizzati, creativi o pragmatici. Dipende dalle specifiche esigenze del management, che alla serietà di un professionista navigato potrebbe preferire l’intraprendenza e l’audacia di un candidato alle prime armi.


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