L’importanza della valutazione al lavoro

Non si tratta di puntare l'indice contro qualcuno, ma di riconoscerne gli eventuali pregi o difetti. In un'ottica di crescita che interessa l'intera azienda

Essere valutati vuol dire essere giudicati per quello che si fa e per come lo si fa. Lo abbiamo imparato sin da piccoli, quando i maestri hanno iniziato a dare dei voti alle nostre performance scolastiche. E ancor prima a casa, quando mamma e papà (o chi per loro) hanno iniziato a questionare sulla nostra condotta. Essere sottoposti al giudizio degli altri può essere fastidioso, ma è quasi sempre stimolante. Perché ci permette di confrontarci con la fotografia che gli altri scattano di noi e che può mostrare pregi da valorizzare e difetti da correggere. Ecco perché, anche e soprattutto al lavoro, non deve essere sottostimata l’importanza della valutazione, che può dare tanto ai dipendenti ed ai dirigenti. Scopriamo come e perché.


Cos’è la valutazione e come funziona

La valutazione delle prestazioni lavorative (performance appraisal, in inglese) riguarda i risultati che una risorsa riesce a centrare, in relazione agli obiettivi che le erano stati assegnati. Detta in parole povere: è il giudizio che i capi emettono sul lavoro svolto dal dipendente. Ma non solo: grande attenzione viene destinata anche al modo in cui il lavoratore ha agito, ovvero ai comportamenti che ha tenuto per portare a casa il risultato. E’ stato rispettoso del suo ruolo e di quello dei collaboratori? Ha pestato i piedi a qualcuno? Ha mantenuto fede alle promesse fatte? Sono tutte domande che i dirigenti devono porsi per comprendere se la risorsa in questione ha fatto tutto nel migliore dei modi. Sia dal punto di vista strettamente professionale che da quello deontologico e relazionale. Ma come si fa a valutare il lavoro altrui? Occorre, innanzitutto, definire la prestazione attesa (ovvero quello che ci si aspetta venga fatto) e metterla al confronto con la prestazione resa. Se il risultato riscontrato coincide con quello atteso, allora il lavoratore ha fatto il suo dovere. Ma può anche capitare che la prestazione si riveli al di sopra delle aspettative – in questo caso, la risorsa merita di essere gratificata ancora di più – o che, al contrario, le deluda, spingendo i responsabili a fare una “ramanzina” al dipendente lavativo.

I vantaggi per i dipendenti

Essere giudicati serve, innanzitutto, ai dipendenti, che capiscono cosa devono fare in ufficio per incassare il placet dei loro superiori. E, nel caso in cui non lo avessero ancora fatto, hanno la possibilità di allineare le loro prestazioni ai bisogni dell’azienda. I lavoratori che si sentono seguiti dai loro manager sviluppano (di norma) un marcato senso di appartenenza, che li porta a non risparmiarsi mai e a dare sempre il meglio di loro. In pratica, si sentono parte di un progetto più ampio e si impegnano al massimo per centrare l’obiettivo comune. Ma c’è di più: chi viene sottoposto a regolari controlli e valutazioni può aspirare a fare carriera. La consapevolezza di essere costantemente controllato dal capo lo spinge, infatti, a fare bene e a non battere mai la fiacca. Il risultato? Con una motivazione così solida, il lavoratore riuscirà sicuramente a fare strada e a ricoprire ruoli di crescente responsabilità in azienda. A beneficio della sua crescita professionale e del suo portafogli.

I vantaggi per i dirigenti

Chi propone la politica della valutazione al lavoro si mette poi al riparo da sgradevoli sorprese. I periodici incontri coi dipendenti permettono, infatti, ai dirigenti di avere il polso della situazione e di comprendere quali sono le eventuali difficoltà incontrate dal personale. Non è cosa da poco: un capo consapevole di quello che non va all’interno della sua azienda ha la possibilità di intervenire per tempo e di aggiustare il tiro, evitando che i problemi si trasformino in guai più seri. Di contro: se i dipendenti verificano che il management presta grande attenzione alle loro esigenze e si mostra disponibile a rendere la loro vita (lavorativa) più agevole, non potranno che contraccambiare con impegno e dedizione. Un lavoratore gratificato e valorizzato è, infatti, un lavoratore più zelante e fedele, disposto a dare tutto (o quasi) all’azienda per cui lavora. I dirigenti lo tengano a mente: più attenzione destineranno ai loro collaboratori, più questi mostreranno gratitudine. Più li valuteranno equamente, più verranno ricompensati.

Una sana e regolare valutazione al lavoro può, insomma, giovare a tutti. Il giudizio (se formulato in maniera corretta e rispettosa) può aiutare a crescere e a raggiungere risultati inimmaginabili. Funziona esattamente come a scuola: quando l’alunno si rende conto che il lavoro svolto a casa viene riconosciuto e valorizzato dall’insegnante, s’impegna a fare sempre di più. Quando, invece, percepisce di non essere considerato, tende a scoraggiarsi e a mollare la presa. Valutati e valutatori dovrebbero lavorare in simbiosi, alimentando le loro reciproche professionalità. Con il giusto gioco di squadra, il successo non tarderà ad arrivare.




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