Licenziati col contratto indeterminato: è colpa del Jobs Act?

Da Udine la storia dei primi licenziati "a tutele crescenti": per loro il posto fisso è durato solo 8 mesi

Il caso dei tre dipendenti della cartiera Pigna Envelopes di Tolmezzo (in provincia di Udine), che si sono visti recapitare una lettera di licenziamento a 8 mesi di distanza dalla firma del contratto a tempo indeterminato, ha riacceso le discussioni sull’articolo 18 e sul Jobs Act. La loro storia ha fornito infatti il pretesto per ritornare sulle novità introdotte dalla riforma del lavoro che, come è noto, ha incontrato le resistenze dei sindacati. E non solo.


Quando il posto fisso dura poco

Questi i fatti: tre dipendenti della Pigna Envelopes di Tolmezzo erano stati assunti a marzo grazie agli sgravi contributivi di cui l’azienda aveva potuto beneficiare con l’entrata in vigore del Jobs Act. Ma la loro serenità è durata poco perché nei giorni scorsi i tre lavoratori – definiti da Il Fatto Quotidiano i “primi licenziati a tutele crescenti” – sono stati messi alla porta dall’azienda. Il motivo? “Un persistente calo della produzione” che ha costretto la dirigenza a procedere con la razionalizzazione del personale ovvero con i licenziamenti. Ma i sindacati non ci stanno: Oltre agli operai assunti con il Jobs Act – ha spiegato il segretario della Slc Cgil di Udine, Paolo Morocutti – c’erano apprendistilavoratori a termine. Gli apprendisti non si possono mandare via, a meno che non abbiano fatto qualcosa di grave. Per licenziare i lavoratori a tempo determinato, bisogna pagarli fino al termine del contratto. Hanno lasciato a casa i nuovi assunti perché la legge lo permette, è più conveniente“. Secondo il sindacalista, insomma, si sarebbe configurata una situazione paradossale che ha finito per penalizzare i lavoratori più tutelati, almeno sulla carta.

Bye bye reintegro

E adesso? Per i tre ex dipendenti non si profilano scenari particolarmente rosei perché, anche nel caso in cui dovesse essere riconosciuta l’illegittimità del loro licenziamento, non potranno sperare in un reintegro. Il Jobs Act prevede infatti che il lavoratore illegittimamente allontanato venga risarcito con un indennizzo calcolato sulla base dei giorni che ha trascorso all’interno dell’azienda, ma non possa essere reintegrato. L’allontanamento dei tre lavoratori è da riferire al cosiddetto licenziamento per giustificato motivo (o per motivazione economica) che non dipende dalla “condotta” del sottoposto, ma da ragioni squisitamente economiche e organizzative. In pratica, quando il datore di lavoro comunica di essere costretto a riorganizzare la produzione e di non poter ricollocare la risorsa altrove, può procedere con il licenziamento. Come è accaduto in provincia di Udine dove i più maliziosi sostengono però che l’azienda, dopo aver beneficiato degli sgravi per l’assunzione dei tre nuovi dipendenti, non si sia fatta poi troppi problemi a licenziarli. Non essendoci più alcun articolo 18 a sostegno di un loro eventuale reintegro.




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