Ho il cancro, mi licenziano: 80mila firme la difendono

Licenziata ingiustamente perché malata di cancro, una petizione di 80mila firme la salva dalla perdita del posto di lavoro

Licenziamenti per malattia, in particolare per casi di mali gravi, come il cancro. Sono giustificati?Molto scalpore, ma soprattutto molta solidarietà tra i lavoratori di ogni categoria, aveva suscitato la storia dell’impiegata 52enne della multinazionale Lyondell Basell, con sede a Brindisi, licenziata perché affetta da tumore. Il 10 febbraio 2015 è stata finalmente reintegrata con la sottoscrizione di un accordo da parte dell’azienda, e dal prossimo 16 febbraio tornerà al lavoro. Una parte consistente nella lotta per i diritti della lavoratrice in questione l’ha avuta l’interessamento del presidente della Regione, Nichi Vendola, che avendo saputo della situazione si è prodigato nel mettere in campo una opera di intercessione a favore della dipendente della società petrolifera, che si è d’improvviso trovata non solo malata, ma anche senza lavoro. Fortunatamente, il caso non è rientrato tra i licenziamenti per giusta causa.


Licenziata perché malata di cancro, 80mila firme la fanno reintegrare

licenziata per cancro

Il presidente della regione Puglia si dichiara soddisfatto di esser riuscito a far riassumere, come le spettava, questa lavoratrice affetta da cancro, senza la necessità che la storia finisse in tribunale. “Sono molto contento –  è il commento a caldo di Vendola – se sono riuscito a contribuire, con il mio intervento nei confronti dell’amministratore delegato della multinazionale, a scrivere una pagina positiva in questa bruttissima storia. Sono molto contento che Zoe possa finalmente tornare a lavorare e che la sua determinazione e la sua tenacia abbiano vinto sui tentativi cinici e maldestri di intaccare la dignità della lavoratrice. La vittoria di una persona è stata in questo caso una vittoria universale. Lei non ha vinto solo per se stessa, ma per la dignità di tutte le lavoratrici”. E dei lavoratori, aggiungeremmo noi.

L’atto necessario per il reintegro sul posto del lavoro della donna che si era scoperta malata di cancro è stato firmato presso l’Associazione degli Industriali, dopo che a fare da cassa di risonanza mediatica sulla tristissima quanto aberrante vicenda è stata la sua idea di raccogliere firme tramite il sito change.org, spazio web molto utile in particolar modo proprio ai lavoratori, dato che mette a disposizione le sue pagine anche per difendere i loro diritti quando calpestati. Le 80.000 firme raccolte per questa tragica storia sono valse il posto di lavoro alla malcapitata.




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