Licenziamento per il dipendente in malattia che lavora altrove

Il dipendente che, durante il periodo di malattia, svolge un’altra attività lavorativa, viola i doveri generali di correttezza e buona fede e degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà. Questa è la sentenza della Cassazione del 28 ottobre 2010.


La sentenza, inoltre, è stata estesa anche all’ipotesi, qualora la malattia venga considerata inesistente, in cui in cui tale attività esterna, pregiudichi o ritardi la guarigione e il rientro in servizio.

La sentenza è l’esito di una vicenda sottoposta alla Corte Suprema. Un lavoratore, infatti, aveva citato in giudizio la società datrice di lavoro per ottenere l’annullamento del proprio licenziamento. La società, gli aveva contestato di aver svolto attività lavorativa esterna all’azienda, nel periodo in cui risultava assente dal posto di lavoro.

Il tribunale, così, ha ritenuto legittimo il licenziamento da parte della società, inoltre, ha precisato che la valutazione riguardo alla compatibilità dell’attività svolta con la malattia e all’idoneità di tale attività a pregiudicare o ritardare il recupero delle normali energie psico-fisiche, è un accertamento riservato esclusivamente al giudice di merito, non censurabile in sede di ricorso in Cassazione e che discrimina la legittimità o meno del licenziamento.



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